Ramadān 1432
Al-Wafāa - n°1
Agosto 2011


Imsakėyyah
di Ramadān 1432


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Il Digiuno
nel Mese di Ramadān
(Quaderni Islamici n.°41)

Ramadān 1432

Nel prossimo mese di Agosto 2011 e, certamente, in uno dei primi giorni della prima decade, probabilmente il giorno 1° Agosto, all’alba, avrā, se Allāh vuole, inizio il Digiuno del Santo mese di Ramadān dell’anno 1432 dell’Egira.

 

Non č mai cosa inutile spiegare che Ramadān č il nono mese dell’anno lunare e che esso, come tutti gli altri mesi, ha inizio con l’avvistamento della luna nuova e termina con l’avvistamento della luna nuova successiva.

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In altre parole il mese lunare č legato alla durata della rotazione della Luna attorno alla Terra e detta durata puō essere o di 29 o di 30 giorni. Quindi dalla vista dell’apparizione sulla volta celeste della prima falce di luna, subito dopo il tramonto del sole (sicché se ne rende visibile l’orlo occidentale) e fino alla vista dell’apparizione successiva, i Musulmani, in obbedienza al precetto coranico, contenuto nella seconda Sura (al-Bāqarah) digiunano dall’alba al tramonto del sole.

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Dice Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce:

O voi che credete, vi č stato prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che vi hanno preceduto, affinché siate timorati.

Con l’espressione “coloro che vi hanno preceduto” si devono intendere i musulmani seguaci del profeta e apostolo di Allāh,  Mosč, su lui la pace, e i musulmani seguaci del profeta e apostolo di Allāh, il Cristo Gesų figlio di Maria, su lui la pace, suscitati ambedue da Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce, nella discendenza di Abramo, il profeta Ibrahėm, su lui la pace, l’Amico intimo di Allāh (Khalėlu-llāh)

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E’ noto che dall’Islām di Mosč, su lui la pace, č derivato, senza nessuna autorizzazione da parte di Allāh, l’Altissimo, il Giudaismo e che dall’Islām di Gesų, il Messia figlio di Maria, su lui la pace, senza alcuna autorizzazione da parte di Allāh, l’Altissimo, č stato prodotto il Cristianesimo, che si č diffuso largamente nell’area dell’Impero Romano, dividendosi poi in Cristianesimo Occidentale, con capitale a Roma, giā sede imperiale, e il Cristianesimo orientale, con capitale a Bisanzio (Costantinopoli)  nella sede della corte imperiale bizantina e dipendente dall’Imperatore.

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Secondo la tradizione giudaica il profeta Mosč, su lui la pace, digiunō durante i quaranta giorni e le quaranta notti del suo convegno con Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce, sul monte Sinai, e secondo la tradizione cristiana anche il Cristo Gesų, figlio di Maria, suscitato da Allāh nella Palestina occupata dai Romani, per salvare le pecore smarrite della casa d’Israele, andō a digiunare nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti.

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Oggi, non possedendo il testo originale della Rivelazione sinaitica, non siamo in grado di sapere quali fossero il tempo e la durata del digiuno ordinato da Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce, ai Musulmani seguaci di Mosč, su lui la pace. Oggi, parimenti, non possedendo il testo originale della Rivelazione evangelica, non siamo in grado di sapere quali fossero il tempo e la durata del digiuno, ordinato da Allāh, sia gloria a Lui l’Altissimo, ai Musulmani seguaci del Cristo, Gesų, figlio di Maria, su lui la pace.

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I Giudei digiunano nel yaum kippųr, il giorno dell’espiazione nelle Sinagoghe,, che commemora l’uscita di Israele dall’Egitto, nell’uscita da un popolo barbaro e nel giorno della commemorazione della distruzione del Tempio di Gerusalemme, avvenuta ad opera del re babilonese Nabucodonosor nell’anno 597 prima dell’era miladica (alla maniera occidentale italiana a.C. = avanti Cristo). I Cristiani, credenti e praticanti digiunano nei quaranta giorni della quaresima, che precedono la festa solenne della Pasqua, astenendosi soltanto dal mangiare la carne rossa, mentre i credenti, ma non praticanti, hanno abbandonato la pratica del digiuno quaresimale.

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Dal testo del Sublime Corano si puō dedurre che anche per i Musulmani seguaci di Mosč e per quelli seguaci del Cristo, Gesų, figlio di Maria, il digiuno fosse della durata di un mese lunare e, probabilmente, con le stesse modalitā del Digiuno di Ramadān.

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Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce, ha prescritto il digiuno (as-siyām) a coloro che credono nella provenienza divina del sublime Corano e nella dignitā di profeta e apostolo di Allāh, l’Altissimo, di Muhāmmad, che Allāh lo benedica e l’abbia in gloria. Lo ha prescritto allo scopo di mettere a disposizione dei credenti uno strumento, per mezzo del quale realizzare quel sentimento che si chiama “timore di Allāh”, il sentimento, la realizzazione del quale nel cuore del credente, mette questi nel novero di coloro, per la guida dei quali sul retto sentiero, Allāh, l’Altissimo, ha fatto scendere il Sublime Corano nel mese di Ramadān, che č una guida per coloro, i quali credono nella veritā di realtā sottratte all’esperienza umana, rivelate dalla Parola di Allāh, eseguono il rito di adorazione, sono pronti a disporre in beneficenza parte di ciō che da Allāh, l’Altissimo hanno ricevuto in sorte, e credono in ciō che č stato rivelato a Muhāmmad, che Allāh lo benedica e l’abbia in gloria, a ciō che č stato rivelato precedentemente, e che sono assolutamente certi della vita futura: i “timorati di Allāh”, i quali, beati loro, avanzano verso il loro destino paradisiaco sulla via indicata dal loro Signore!

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Dalla pratica del digiuno di Ramadān i credenti ottengono numerosi benefici di carattere materiale e spirituale; esso, infatti č una scuola per istruire l’uomo al controllo di sé, attraverso il dominio dei due istinti fondamentali insiti nella sua fisicitā animalesca, che sono l’istinto di conservazione individuale (mangiare e bere)  e l’istinto di conservazione della specie (copulare), nonché attraverso il controllo oculato dell’inclinazione psicologia dell’ego che, promossa dall’anima passionale,
an-nafsu-l- āmmaratu bi-s-su<i, e sollecitata dalle suggestioni sataniche, tende a perdersi nelle vanitā del mondo.

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Il digiuno č un efficiente educatore alla pazienza e insegna all’uomo che lo pratica self-control e  disciplina; arreca benefici alla salute, contribuisce al rinnovamento spirituale e fisico; č un mezzo di espiazione delle trasgressioni, per mezzo delle quali l’individuo ha danneggiato se stesso sia sul piano fisico sia sul piano spirituale, sia sul piano sociale, sia per questa vita che per la vita futura.

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Il digiuno, se viene praticato con sinceritā e al solo scopo di ottenere il compiacimento di Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce, ha come ricompensa l’amnistia divina delle trasgressioni pregresse ed č fonte del favore di Allāh, l’Altissimo, che mette il vento in poppa nelle vele flosce della navicella dell’esistenza del digiunante, quando questi si sforza di migliorare la propria fede e di tendere al perfezionamento della propria devozione  nell’obbedienza alle norme del Sublime Corano e ai precetti del profeta Muhāmmad, che Allāh lo benedica e l’abbia in gloria, avvantaggiandolo nelle cose materiali e spirituali.

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Per i digiunanti e le digiunanti Allāh, sia gloria a Lui l’Altissimo, ha preparato perdono e una grandissima ricompensa
(Corano s. XXXIII, āyah 35).
Dice, infatti, Allāh, l’Altissimo:

“Per i sottomessi e le sottomesse (al Codice di vita dell’Islām, per effetto della consapevolezza che nessuno puō dare all’uomo leggi migliori di quelle date da Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce), i credenti e le credenti (nella provenienza divina del Sublime Corano e della dignitā apostolico-profetica di Muhāmmad, che Allāh lo benedica e l’abbia in gloria), i devoti e le devote, i veritieri e le veritiere, i perseveranti e le perseveranti ( nel credo e nella pratica del culto, nonostante le difficoltā e le contrarietā, che incontrano e patiscono ad opera dei nemici dell’Islām), gli umili e le umili, i caritatevoli e le caritatevoli, coloro i quali digiunano e coloro le quali digiunano, i casti e le caste, i ricordanti molto Allāh e le ricordanti molto Allāh, Allāh ha preparato perdono e una ricompensa immensa.”

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Diverse sono le dimensioni del digiuno nell’Islām. C’č la dimensione fisica, che consiste nel non introdurre nel corpo sostanze di qualsiasi genere: sostanze alimentari sotto forma di cibo e bevanda; sostanze curative, sottoforma di farmaci e medicinali, che si somministrano tanto per via orale, quanto per via endovenosa e intramuscolare; sostanze voluttuarie in qualsiasi forma, come, ad esempio, il fumo. C’č la dimensione comportamentale, che consiste nell’astenersi da comportamenti lesivi  della fisicitā, dell’onore e del patrimonio altrui e propri; c’č la dimensione sessuale, che consiste per le persone sposate nell’astenersi dall’avere rapporti intimi coniugali, durante tutto l’arco diurno, vale a dire dal primo chiarore ante lucano al tramonto del sole e in altri termini dalla chiamata (o dall’entrata del tempo) del rito di adorazione dell’alba (salātu-l-fāgr) alla chiamata del rito d’adorazione del tramonto
(salātu-l-māghrib).

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Il digiuno nel mese di Ramadān č un obbligo etico-giuridico del suddito-creatura-umana nei confronti del Sovrano-Creatore-Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce, e deve essere eseguito nelle condizioni richieste, nelle forme e nei tempi da coloro che a esso sono tenuti.

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Sono tenuti al digiuno di Ramadān, per tutti i 29 o 30 giorni del mese lunare, tutti i musulmani, maschi e femmine, ad eccezione dei fanciulli che non hanno raggiunto la pubertā, i vegliardi, i malati cronici gravi che devono assumere farmaci con effetto inferiore alle 24 ore.

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Ci sono motivi di esonero dal digiuno per impedimenti temporanei, come gravidanza, puerperio, allattamento, malattia viaggio, perō chi č autorizzato a non osservare il digiuno, devono recuperare i giorni non digiunati in Ramadān, non appena sia cessato il motivo dell’autorizzazione a non digiunare.

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E’ proibito il digiuno alla donna durante il suo periodo mestruale nel mese di Ramadān e anche per essa vale l’obbligo di recupero dei giorni non digiunati in Ramadān,

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Durante il mese di Ramadān, oltre alla pratica del digiuno i fedeli eseguono riti d’adorazione facoltativi, fanno meditazione e recitano il Sublime Corano. Esclusivo del mese di Ramadān č un rito congregazionale che viene eseguito nella Moschea, dopo l’esecuzione del rito di adorazione della notte. Questo rito si chiama at-tarawėh e durante la sua esecuzione l’imām esegue la recitazione di un trentesimo del Sublime Corano, sicché alla fine del mese č stato recitato tutto il testo del Sublime Corano.

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Nella notte del 27 Ramadān, nella quale una consolidata tradizione fissa la data della prima rivelazione del Sublime Corano, che si chiama “la notte del Destino”, i fedeli eseguono una veglia notturna di adorazione, che si chiama:
Qiyāmu-l-lāyl.

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