Ramadàn 1432
Al-Wafàa - n°1
Agosto 2011


Imsakìyyah
di Ramadàn 1432


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Il Digiuno
nel Mese di Ramadàn
(Quaderni Islamici n.°41)

Il Digiuno del Mese di Ramadàn
4° Pilastro dell’Islàm

L’Islàm, come tutti sappiamo, si basa sui cinque pilastri: la professione di fede, i cinque riti d’adorazione giornalieri, l’imposta coranica, il digiuno del sacro mese di Ramadàn e il pellegrinaggio alla Mecca, per chi ne ha le possibilità economiche e fisiche.

Il mese di Ramadàn è di ventinove o trenta giorni a seconda e fa parte del calendario islamico.

Il calendario islamico è composto da dodici mesi e contrariamente a quello occidentale-cristiano è basato sulle varie fasi della luna, il mese inizia con l’apparire del primo riflesso della luna crescente, con la luna piena si ha metà mese, per poi finire la mensilità con l’ultimo riflesso della luna calante.

Il mese di Ramadàn è il mese più sacro di tutto il calendario islamico. Questo perché Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, ha dato ad ogni lasso di tempo un momento particolarmente più sacro: durante il giorno i cinque orari del rito di adorazione, durante la settimana il venerdì (il giorno festivo islamico), mentre durante l’anno il sacro mese di Ramadàn.

Tutti questi periodi sacri vogliono essere come un punto di riferimento temporale, che il musulmano sfrutta come momento di sospensione della sua attività e distacco dalla materia, come una sosta in cui rivedere il proprio operato e chiedere perdono per propri errori.

Questo mese è il mese in cui il musulmano rinuncia a soddisfare, durante l’arco diurno del giorno, tutti i propri istinti, quali il mangiare, il bere, l’avere rapporti sessuali, per ordine di Allàh e, in quanto i principi base dell’Islàm sono l’equilibrio e la giustizia, lo stesso Creatore permette la rottura del digiuno durante l’arco notturno, che va dal tramonto del sole al primo chiarore antelucano.

Questo mese è ricco di benefici per la salute del corpo e dello spirito della persona e per l’ordinato svolgimento delle relazioni sociali.

La creatura umana, durante l’anno e nel suo continuo e ininterrotto nutrirsi, accumula un certo numero di residui maligni nell’intestino, che non riescono a essere smaltiti, in quanto esso è chiamato in continuazione a lavorare, senza essere quasi mai messo nella condizione di riposo.

Il digiuno, con l’astensione dal mangiare e dal bere da parte dell’individuo,  permette al suo intestino di smaltire questi residui e di risposare.

Per questo i medici per molte patologie gastrointestinali e anche di portata più generale consigliano il digiuno.

A livello spirituale il mese sacro è una scuola, la scuola dei trenta giorni, come venne chiamata.

Questa scuola educa l’individuo ad assumere il controllo del suo lato animalesco; lato che stimola, in continuazione, a soddisfare tutti i propri istinti materialistici.

Per questo il digiuno è un rimedio efficace per liberare l’uomo dalla “malattia” che vede la materia sopraffare la spiritualità.

L’uomo si educa in questo mese alla pazienza, alla perseveranza e all’autocontrollo; è, anche, grazie al digiuno, che molti sono riusciti  a liberarsi dai diversi vizi, in ciascuno dei quali si realizza una dipendenza da fattori materiali, che assumono valenze di tipo idolatrico, assolutamente incompatibili con la fede islamica nell’unicità di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce.

Il musulmano benestante, molto spesso, non dà valore al mangiare e al bere, che egli ha normalmente nella vita quotidiana,  poiché, abituato ad avere tutti i suoi pasti pronti senza difficoltà, si dimentica del grande dono del cibo, che il suo Creatore  ha dato a lui e che molti altri, invece, non hanno, perché lui venga messo alla prova della solidarietà umana.

Con questo suo rinunciare al mangiare e al bere il credente musulmano, quale che sia la sua classe sociale, è costretto a provare la sofferenza del povero che è costretto dall’ingiustizia nella ripartizione delle risorse alimentari  e non per devozione religiosa, a non mangiare e bere.

Per questo il digiuno lo sensibilizza a essere comprensivo nei confronti del povero, che non trova con cosa sfamare sé e magari anche la propria famiglia; a essere generoso e a promuovere la giustizia. 

Il profeta Muhammad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, consapevole dei pericoli derivanti dalle pulsioni dell’istinto di conservazione della specie, ha ordinato  ai giovani, che abbiano le capacità di mantenimento economico e fisico di una famiglia, di sposarsi; prescrivendo a coloro che non le possiede, di digiunare fino a che non le avranno, dicendo che il digiuno è una prevenzione, una protezione, in quanto esso disciplina gl’istinti dell’uomo.

Quindi il mese di Ramadàn aiuta al buon governo dello spirito e del corpo, come pure a guarire molte malattie individuali e sociali; oltre a questo per il musulmano il rispettare i suoi precetti comporta una ricompensa ultraterrena che Allàh ha promesso ai suoi credenti, dicendo in un hadith qudsi (cioè riportato dal Profeta e riferito ad Allàh): “Il digiuno è Mio, e Io ne sono la  ricompensa, perché per amore di Me  l’uomo ha abbandonato il proprio piacere e il proprio mangiare e bere. Il digiuno è protezione, e chi digiuna ha due gioie: una gioia quando rompe il digiuno e  una gioia quando incontra il suo  Signore…”

E la lode appartiene ad Allàh
Il Signore degli uomini
e il Padrone di tutto ciò che uomo non è.

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