Dhu-l-qà’da  1432
Al-Wafàa - n°2
Ottobre 2011


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Il Pellegrinaggio
alla Mecca

(Quaderni Islamici n.°23)

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Novità editoriali:


Il Cristo,
chi è veramente ?

(Quaderni Islamici n.°83)

Karima Angiolina Campanelli

Karima Angiolina Campanelli, reduce da un pellegrinaggio alla Mecca, intensamente vissuto, dove il contatto con il soprannaturale, anzi, meglio, con la presenza del divino, assume i caratteri della fisicità, nelle persone, che hanno interiorizzato il senso dell’Unicità a livello spirituale e a livello mentale, ella facendo parte di tale corporazione di eletti, ha assorbito, nella contemplazione della Nobile Kà’ba, senza rendersene conto, le misteriose radiazioni, che attivano nell’anima la nostalgia dell’Infinito, che fanno sprigionare nello spirito una sete inesauribile di Luce, che riempiono il cuore d’un entusiasmo d’amore per Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, talmente intenso, da somatizzarsi, durante il rito dell’adorazione,  nello tzunami di un orgasmo erotico.

Da questo stato di grazia, da questo settimo cielo, dove l’anima di Karima anela all’impossibile penetrazione nella dimensione divina dell’Ente, perforando i limiti dell’esistente, sgorga dai pennelli e dalle tele di Karima un’impetuosa produzione artistica, che echeggia le realizzazioni pittoriche dei pittori ”spiritualisti”, di cui, però, ella ignora (Klee e Kandiski) le opere.

Ella fa qualcosa di più; nei suoi lavori si sente la manifestazione dell’invisibile nel visibile attraverso i quattro grafemi che nella lingua araba sono la proiezione ortogonale sul piano dell’esistente dell’Autore dell’uomo e di tutto ciò che uomo non è negli universi:
il tetragramma divino Alif Làm Làm Hà‹.

Ella “crea”, in spazi di base suoi propri, delle improvvisazioni cromatiche, che sono una sintesi, dai risultati estetici notevoli, tra linea e colore, luce e forma, in cui si realizza la sua esigenza religiosa, direi mistica, di esprimere in uno spazio definito il senso dell’infinito, attraverso la suggestiva rappresentazione, con ossimori cromatografici, di staticità dinamica e dinamismo statico il nome di Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, la basmalah  ornitomorfa e calligrafica della tradizione sufica.

L’aspetto che più colpisce nella produzione artistica di Karimah è la sua icasticità, di una insistenza, al limite della coazione a ripetere provocata da una esondazione del suo sentimento di amore per Allàh, simbolica e decisiva, la cui decifrazione appare evidente sia nella sua genesi, sia nelle sue ragioni esplicite o inconsce.

Lei, che si definisce una povera dervisha balbettante e incerta in questo momento di passaggio nell'Universo artistico; lei, che gode anche solo all'acre trasudare dei colori da una tela, che si emoziona guardando le stampe di quadri che forse in vita non potrò mai vedere in originale, rivela nei suoi quadri una visività originaria, una primordialità metafisica, una capacità di fondere armoniosamente nella sua pittura colore e forma, prosternata  sulla sponda di un’ansia elicoidale d’infinito.

 

Da un’altra stima dei quadri:

"Son quadri molto belli; ci sono in essi profondità oscure, magmatiche, fluidi arancio che scorrono sotto pelle, annunciazioni o nostalgie e segni netti, densi e spessi, verità inconoscibili, parole ignote, segni di una bellezza che annuncia se stessa attraverso la bocca della Sibilla - colei che parla e non sa ciò che proferisce ... belli !".

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Al-Wafàa - n°2

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