Dhu-l-higgia  1432
Al-Wafàa - n°3
Novembre 2011

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Quaderni Islamici n.°84

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Quaderni Islamici n.°85

Il profeta Dawūd (Davide)
e i due litiganti
(Sublime Corano, Sura XXXVIII)

1/4 del hìzb 46 -- Ti è pervenuta la storia dei due litiganti, che scavalcarono il muro del suo luogo di preghiera? (21) Quando essi gli comparvero davanti all’improvviso, Dawūd (Davide) tremò di spavento al vederli. Allora, quelli dissero: “Non temere! C’è una lite tra noi! Uno di noi ha fatto torto all’altro. Emetti la tua sentenza nella nostra causa, secondo verità. Non ci trattare con ingiustizia e guidaci alla diritta via! (22) In verità, novantanove pecore aveva il mio fratello, qui presente, mentre io ne avevo una sola. Egli mi disse: “Dammela” e fortemente mi sollecitò. (23) Disse:“Ti ha fatto torto, chiedendoti la tua unica pecora, per aggregarla al suo gregge! In verità, sono molti gli associati, che si fanno dei torti gli uni gli altri, ad eccezione di quelli che credono e praticano il bene. Ma quanto pochi essi sono!” Dawūd (Davide) comprese che Noi lo avevamo messo alla prova, per cui chiese perdono al suo Signore, si prosternò, ravvedendosi. (24) Perciò gli perdonammo quello e, in verità, egli ha presso di Noi certamente vicinanza e buon albergo! (25) O Dawūd (Davide), in verità, fummo Noi che ti demmo sulla terra la posizione di khalīfah! Perciò tra gli uomini giudica secondo verità e non seguire i dettami del sentimento poiché ti svierebbero dalla strada di Allàh! In verità, coloro che si sviano dalla strada di Allàh, riceveranno un severo castigo, poiché dimenticarono il giorno della resa dei conti! (26)

Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, aveva dato perizia giuridica a Dawùd (re Davide), su lui la pace. Egli, perciò, amministrava con sapienza la giustizia, coadiuvato dal figlio suo, Sulaymàn (re Salomone) su lui la pace, al quale ultimo Allàh**, nel caso dei danni arrecati ai prodotti di un campo da un gregge, che lo aveva invaso di notte, fece comprendere la causa e decidere secondo giustizia.

Dawūd sosteneva che il risarcimento doveva essere il gregge intero, mentre Sulaymān sostenne che, essendo stati danneggiati i frutti del campo, il risarcimento giusto avrebbe dovuto essere costituito dai frutti del gregge. E questa fu la sentenza giusta.

Un giorno, due litiganti penetrarono nel ritiro di lui (Dawūd) ed egli si spaventò. Dissero (all’unisono i due litiganti): “Non spaventarti, siamo due litiganti, l’uno dei quali ha commesso un sopruso verso l’altro; giudica tra noi con giustizia, senza parzialità e dirigici sulla buona via”. Poi, disse uno di loro, l’attore: "Costui aveva novantanove pecore e io ne avevo una sola. Mi disse: 'Dalla in custodia a me'. Poi se l’è tenuta sopraffacendomi nella disputa (quando gli chiesi di restituirmela)”.

Dawūd disse, subito, precipitosamente, senza aspettare di ascoltare le ragioni del convenuto 
(e il giudice non deve emettere sentenza, prima di aver udito tutte e due le parti in causa): “Ti ha fatto sopruso. Molti associati fanno sopruso gli uni con gli altri. Non così i pochi che credono e fanno opere buone!” .

A questo punto, i due misteriosi litiganti uscirono di scena e Dawūd, resosi conto di essere stato messo alla prova, cadde in ginocchio, chiese perdono al suo Signore e si pentì. Allàh** lo perdonò (dell’errore che aveva commesso nell’esprimere il giudizio, violando il principio del contraddittorio, il rispetto del quale è fondamentale nell’amministrazione della giustizia) e gli disse: “O Dawūd, Noi ti abbiamo costituito vicario sulla Terra. Giudica tra gli uomini secondo giustizia e non seguire la tua passione, che ti allontanerebbe dalla via del Signore”.

Prima di emettere la sentenza il giudice deve ascoltare le due parti, esaminare i documenti e le testimonianze che le parti hanno prodotto e valutare le risultanze del processo con giustizia ed equità. Prima di esprimere un giudizio l’arbitro di una controversia deve ascoltare le parti.

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