Muhàrram  1433
Al-Wafàa - n°4
Dicembre 2011

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Io credo
Quaderni Islamici n.°86

Lo Spirito dell’Islām

Qadīsiah è una località dell’Irāq, che si trova in un territorio pianeggiante  sulla riva occidentale del fiume Eufrate. Nell’anno 636 Miladico (era volgare) una poderosa armata imperiale persiana, forte di 120.000 uomini, in campo con l’appoggio di una massa di elefanti da combattimento e sotto il comando del principe Rustum  si trova in quella pianura, trasformata in base di partenza per l’invasione dello Stato islamocratico di Medina, che si è costituito sul principio che nessuno ha titolo per essere padrone dell’uomo, tranne Allàh, il Creatore dell’uomo. Ogni padrone dell’uomo, per il naturale istinto di conservazione di ogni realtà vivente, reagisce con la violenza a ogni minaccia alla stabilità e alla durata del suo potere; così fece l’Impero Sassanide, esteso dalla Mesopotamia all’ Indo, nel quale l’etnia dei Persi, dominava su tutte le etnie subalterne dell’Altopiano iranico, quando a Madàyn, capitale dell’Impero giunse la notizia della nascita di una realtà statuale fondata sul principio della liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo. Era una poderosa struttura di dominio dell’uomo sull’uomo e quindi si apprestava all’invasione per spegnere sul nascere questa nuova realtà, apparso sullo scacchiere geo-politico dell’area a ovest dell’impero persiano e a sud di quello bizantino, anche esso preoccupato dal sorgere di questa nuova potenza alle sue frontiere meridionali. Era califfo Abu Bakr ® il successore del profeta Muhàmmad (*) nella guida politica della Comunità dei credenti nella paternità divina del Sublime Corano e nella missione apostolico-profetica di Muhàmmad (*) il fondatore dello Stato. Abu Bakr ® non appena fu informato del progetto d’invasione dei Persiani, inviò una spedizione militare di minuscole proporzioni alla frontiera orientale per impegnare con rapide azioni di guerriglia l’imponente macchina da guerra persiana. Rustum, avvertito dagli esploratori dell’avvicinarsi di una piccola e scalcinata armata islamica (circa 25.000 uomini con armamento leggero), mandò un messaggero al comandante dei Musulmani in marcia, chiedendo che gli venisse inviato un portavoce per dichiarare quali fossero le intenzioni del corpo di spedizione da lui comandato e ciò al fine di evitarne l’annientamento, in caso di battaglia. Il Comandante della spedizione inviò un messo, il quale giunto all’immenso accampamento persiano su un piccolo cavallo arabo,  il musulmano a cavallo venne guidato verso la tenda imperiale del Comandante supremo dell’armata. Mentre stava attraversando l’accampamento  egli ebbe modo di rendersi conto del gigantesco apparato bellico della Potenza persiana e di quanto temeraria potesse essere la politica di qualsiasi potenza terrena contemporanea, che intendesse misurarsi militarmente con l’impero Persiano. Per nulla intimorito egli con vesti lacere entrò a cavallo nella tenda del Principe, elmo in testa, spada al fianco, lancia in mano. Giunto a metà della tenda, smontò da cavallo e legò la cavalcatura al palo centrale della tenda. Ai suoi occhi apparve una scena favolosa: tappeti lussuosi, tendaggi di seta e di velluto. Rustum, con addosso un abito ricchissimo, tempestato di perle e di pietre preziose, e con in testa la corona di principe dell’impero,era assiso sopra un trono d’oro e intorno a lui stavano cortigiani e ufficiali in alta uniforme. I cortigiani, osservando come altero fosse il messaggero dell’Islàm, gli dissero: “Deponi le armi, prima di avvicinarti al trono!”. Egli rispose: “Non sono venuto di mia iniziativa, ma su vostra richiesta. Se vi va, vado avanti così, sen vi va, torno indietro. Rustum intervenne: “ Lasciatelo avvicinare!”. Quando il messaggero si fu avvicinato Rustum gli fece chiedere dall’interprete: “Cosa venite a fare?”. Il Messaggero dell’Islàm rispose e l’interprete tradusse:

“E’ Allàh che ci invia, per trasformare gli uomini da servi di uomini a servi soltanto di Allàh, il Padrone degli uomini; per farli uscire dalla loro condizione umiliante in questa vita e portarli a una condizione dignitosa in questa vita e di felicità nella vita futura, per liberarli dai sistemi di oppressione e sfruttamento fondati sulle false religioni e portarli alla giustizia del sistema di vita islamico”.

Rustum, impressionato, licenziò il Messaggero dell’Islàm, che ritornò al campo islamico. Nei giorni successivi le due armate combatterono e, nonostante la sproporzione  numerica e l’intervento nella battaglia degli elefanti da guerra, la piccola armata islamica sbaragliò la poderosa armata persiana, mettendola in fuga.

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