Muhàrram  1433
Al-Wafàa - n°4
Dicembre 2011

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Io credo
Quaderni Islamici n.°86

COMPAGNI DEL PROFETA (*)
Che Allàh si compiaccia di loro

‘Amr figlio di Giamūš

Amr, che Allàh si compiaccia di lui ®, era portatore di un difetto fisico che gli rendeva disarmonica la deambulazione; viveva a Medina al tempo del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria (*).

Nell’anno 625 dopo l’emigrazione del Profeta (*) e dei Musulmani della Mecca a Yàthrib, i dirigenti politici della Mecca, idolatri e politeisti, armarono un poderoso esercito e marciarono su Medina, per vendicare la sconfitta che avevano subito l’anno prima a Badr, dove un pugno di Musulmani li avevano sbaragliati nonostante la loro superiorità numerica.

Quando il Profeta (*) venne informato dell’imminente arrivo dell’armata meccana, ordinò la mobilitazione generale. Anche Amr si presentò all’appello, ma la gente gli diceva: “Tu sei zoppo, sei esonerato, non hai l’obbligo di partecipare alla battaglia!”. Amr era desolato e diceva: “Che tristezza! I miei figli vanno in Paradiso e  io sto indietro”. Sua moglie disse: “Io non credo che sia stata la gente a fermarti, ma la tua paura”. Allora Amr prese le armi, si rivolse in direzione della qìblah e pregò Allàh dicendo: “O Allàh, non farmi tornare alla mia famiglia!”.

Ciò fatto si recò dal Profeta (*) e disse: “Ho sempre desiderato rendere testimonianza con il mio sangue che non c’è divinità tranne Allàh e che tu sei l’Apostolo di Allàh, ma la mia gente mi ha sempre impedito di combattere per la difesa della patria islamica dall’aggressione politeistica. O Apostolo di Allàh, non ce la faccio più. Permettimi di combattere, spero di andare in Paradiso con il mio piede storpio”.

Il Profeta (*) gli disse: “O Amr, sei esonerato dal dovere di combattere perché la Parola di Allàh sia più alta e in difesa della Patria Islamica. Non è un peccato per te non partecipare”. Amr insistette e alla fine il Profeta (*) cedette alla sua insistenza appassionata.

Uno dei Compagni del Profeta (*), di nome Abu Talah ®, che aveva partecipato alla battagli di Uhud raccontò: “Ho visto combattere Amr. Egli avanzando coraggiosamente verso il nemico gridò: “O Allàh, desidero il Paradiso!”. Uno dei suoi figli lo seguiva e ambedue combatterono eroicamente fino a quando caddero sotto i colpi del nemico”. La moglie, quando seppe che suo marito e uno dei suoi figli erano caduti, si recò sul campo di battaglia per recuperare le salme con un dromedario. Quando la moglie di Amr ebbe caricato le due salme sul dromedario, l’animale rifiutò di alzarsi, nonostante fosse sollecitato a farlo con numerose frustate. Alla fine il dromedario si alzò, ma ogni volta che veniva orientato verso Medina, esso si voltava dirigendosi verso la montagna di Uhud, ai piedi della quale si era svolta la battaglia.

Quando il Profeta (*) venne informato di questo fatto, disse: “Il dromedario sta eseguendo un ordine! Cosa ha detto Amr prima di allontanarsi da casa?”. La moglie disse al Profeta (*): “Egli, rivoltosi in direzione della qìblah, ha detto: “O Allàh, fa’ che io non torni alla mia famiglia!”. Allora l’Apostolo di Allàh (*) disse: Ecco perché il dromedario rifiuta di tornare a casa. Anche dopo la morte Amr ® desidera rimanere sul campo di battaglia e per questo il dromedario rifiuta di riportare a casa la sua salma.

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