Muhàrram  1433
Al-Wafàa - n°4
Dicembre 2011

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Io credo
Quaderni Islamici n.°86

Ritorno a Granada 4

Capitolo quarto

Durante le sue visite al Palazzo Muhàmmad  conversa con Blanca e nella loro conversazione di tutto parlano, tranne che di religione, perché ciascuno dei due teme che il parlarne possa essere causa di rottura e nessuno dei due lo vuole. Ognuno dei due aspetta che sia l’altro a fare la prima mossa sul tema e ognuno dei due aspetta che si presenti l’occasione propizia ad iniziare il discorso.

Muhàmmad organizza il suo tempo in modo da essere libero nei momenti del rito. La preghiera di Muhàmmad, da quando ha incontrato Blanca, è quella che Allàh guidi all’Islàm la fanciulla. Un giorno donna Blanca dice: “ Se ho ben compreso, da qualche accento che vi è sfuggito, la vostra famiglia è originaria di Granada. Cosa ne dite di una visita al palazzo dei vostri antichi sovrani? Se voi volete io stessa vi farò da guida! “ “Allàh volendo” conclude Muhàmmad All’ora fissata per la visita all’Alhambra Muhàmmad si presenta a palazzo, montato su un cavallo andaluso bardato alla turchesca. La duchessina monta sopra una giumenta bianca e si avvia verso l’Alhàmbra, seguita da Bin Hàmed  e dalla scorta.

Dapprima la comitiva segue una lunga via che conduce alla cerchia esterna delle mura dell’Alhàmbra; attraversata una macchia di olmi, giunge a una fontana e ben presto si trova davanti all’entrata del perimetro interiore del palazzo. In un muro sormontato da merli andalusi e con due torri ai lati si apre la Porta del Giudizio. La comitiva l’attraversa e avanza in uno stretto sentiero, che serpeggia tra le alte mura e  numerose casupole diroccate, dopo le quali il sentiero li conduce alla piazza degli Algibes, da lì svolta in direzione nord e si ferma in un cortile deserto ai piedi di un muro senza ornamenti e rovinato dal tempo. Bin Hàmed scende da cavallo e aiuta Blanca a scendere dalla giumenta. I servitori che li accompagnano bussano a una porta. La porta viene aperta e rende visibili gli interni segreti dell’Alhambra.

Il richiamo e la nostalgia della patria, mescolati alle suggestioni dell’amore stringono il cuore di Bin Hàmed, il quale, immobile e muto. lancia sguardi carichi di stupore in quella dimora di Ginn. Dopo qualche istante di sorpresa e di silenzio Muhàmmad Bin Hàmed dei Beni Sirā e dona Blanca de Bivàr y Xeres figlia di don Rodrigo duca di Santa Fé  entrano nella sede della svanita potenza dei Nasridi e della felicità d’un tempo ormai lontano.

In silenzio i due camminano lungo la sala del Mešwār, avvolti dal profumo dei fiori e dalla frescura dell’acqua. Entrano poi nel cortile (patio de los leones), dove c’è  la fontana dei dodici leoni e Blanca, indicando una iscrizione calligrafica incisa sul marmo di questa fontana, chiede: “Mi spiegate, o Moro, il significato di questa iscrizione?”.
E Muhàmmad, dopo avere decifrato l’iscrizione:

La bella principessa, la quale, coperta di perle,  nel suo giardino passeggia, ne accresce la bellezza prodigiosamente !. E continua: “Certamente, questa frase fu scritta per te!”.

Nel guardare in viso Blanca Muhàmmad si accorge di un improvviso irresistibile rossore. La bellezza del luogo ha creato un’atmosfera carica di intensa suggestione spirituale e qui Muhàmmad sente giunto il momento di dichiararsi, con il cuore che batte forte, dice: “Donna Blanca, io ti amo!”.

La fanciulla, alzando le mani e rivolgendo gli occhi al cielo: “Mi amate, dunque? Ma cosa potete sperare, voi un Infedele, un Moro, un nemico… Io sono Cristiana e Spagnola!” e Muhàmmad: “Donna Blanca de Bivàr figlia del Cid Campeador io vi giuro di amarvi per sempre e chiamo a testimone del mio giuramento Allàh, rifulga lo splendore della sua luce!” Come posso credere al giuramento di un persecutore del mio Dio? Chi vi ha dato il coraggio di farmi un simile discorso?”

Bin Hàmed è costernato dalla reazione violenta di Blanca. Egli tace. E Blanca va avanti: “Moro, lo so chi ti ha dato il coraggio di parlarmi in quel modo. Tu... Tu ha visto nei miei occhi che io ti amo e che ti amo profondamente e se è vero che tu mi ami, come affermi e giuri, fatti Cristiano e niente più potrà impedirmi di essere tua! Sappi, però, che come la discendente del Cid Campeador ha il coraggio di parlarti con tanta schiettezza…. Sappi che sarà capace anche di vincere se stessa e che mai un nemico della Croce possiederà alcun diritto su di lei”.

A questo punto Ben Hàmed alza, anche lui, le braccia al cielo e prega: “O Misericordioso che tieni tra le tue dita i cuori delle tue creature umane, fa che questa Cristiana conosca la tua Legge….

“Basta così, usciamo di qui !” Esclama la fanciulla. “Non rifiutare l’ascolto, o Sultana dei fiori! Hai ascoltato quel domenicano che tuo padre ha assoldato per insegnarti la dottrina della croce e, come l’altra faccia di una medaglia, l’odio, il disprezzo e la paura dell’Islàm. Ascolta, ora, le mie parole, per le quali non chiedo come ricompensa nient’altro che il tuo amore. Se veramente ci fu tra i tuoi antenati il Cid Campeador, come non ti mancherebbe il coraggio di soffocare l’amore che senti di avere nei miei confronti, non ti manchi il coraggio di ascoltarmi!”.

“Bando ai giri di parole, Moro! Parla!”. “Ebbene – dice Ben Hàmed rinfrancato - parlerò nel nome di Allàh il sommamente Misericordioso il Clementissimo, ma sediamoci”.

Continua

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