Rabì I°  1433
Al-Wafàa - n°5
Gennaio 2012

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 Maria
 Quaderni Islamici n.°88

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 Conoscere Muhàmmad*
 Quaderni Islamici n.°26

 
 Esiste un uomo
più grande ?

 Quaderni Islamici n.°52

 
 Muhàmmad*
l'Apostolo
di Allàh

 Quaderni Islamici n.°53


Ritorno a Granada 5

Capitolo quinto

O Sultana dei fiori, o amata Blanca, l’Islàm è religione di amore, anzi di amori. Il più grande è l’amore per Allàh, poi viene l’amore per i genitori, poi viene l’amore coniugale e quello per i figli, poi viene l’amore per gli uomini, che sono tutti fratelli perché tutti figli di Adamo, poi viene l’amore per gli animali e poi l’amore per la natura. Per esprimere ognuno di questi generi di amore il Creatore ha dato delle regole, che si trovano nel Sublime Corano e negli insegnamenti e negli esempi del Profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, di cui io porto il nome.

Io rendo testimonianza che non c’è divinità tranne Allàh e rendo testimonianza che Muhàmmad è l’apostolo di Allàh.

L’essenza dell’Islàm è il rispetto della dignità umana. Allàh ha novantanove nomi, dei quali due riguardano la misericordia e tre il perdono, per questo il Musulmano è chiamato alla misericordia e al perdono. Allàh ha tre altri nomi: La Verità, la Giustizia, La Pace. Il Musulmano ama la Verità, la Giustizia e la Pace. Nessuno ha diritto di essere padrone dell’uomo, tranne il suo Creatore, che è unico per tutti gli uomini. E non soltanto uno e unico, ma è anche unipersonale, cioè non ha padre e non ha figlio….

Mi ascolti Blanca? “Ti ascolto… prosegui!” Nessuno crede senza il permesso di Allàh e quando Allàh ama una sua creatura umana gli apre il cuore all’Islàm. Molte cose sulla tua dottrina me le ha insegnate un prete, il quale, dopo avere fatto i suoi studi di dottrina cristiana, proprio in conseguenza della profondità dei suoi studi, si è convertito all’Islàm. Questo disse quel prete, che aveva prima il nome di don Anselmo, venuto a Tunisi.

Egli spiegò che s’era fatto Musulmano sulla base del Vangelo. Vi insegnano che Maria è la Madre di Dio, la madre del Figlio di Dio, se tu ci rifletti sono due frasi senza senso, oltre che essere in contrasto con la frase biblica: "Il Signore dio tuo sono io, non avrai altro dio all’infuori di me”. Iddio è eterno e infinito; l’eternità e l’infinito non hanno né madre ne figlio! Adamo ed Eva hanno sbagliato, ma si sono pentiti e Iddio li ha perdonati, per cui la morte in croce di Cristo per la redenzione degli uomini dal peccato di Adamo è soltanto una favola, perché Iddio ha proibito il sacrificio umano, quando ha sottratto Ismaele al coltello sacrificale di Abramo e lo ha sostituito con il montone. Vi insegnano che Cristo ha detto di essere “figlio di Dio”, ma lui non l’ha mai detto…

Blanca: “Ma quando Gabriele annuncia a Maria non parla forse a proposito di Gesù di “Figlio di Dio“ e di “Figlio dell’Altissimo?” E’ vero, Blanca che queste due definizioni esistono nel vangelo, ma bisogna leggere tutto.. il prete convertito ha detto che nel vangelo c’è scritto “Sarà grande e sarà chiamato figlio dell’Altissimo” e “sarà santo e sarà chiamato figlio di Dio”….

Rifletti, Sultana dei fiori… quello che l’Angelo ha detto è che Gesù, a causa della sua grandezza e della sua santità – in quanto profeta di Dio – sarà chiamato con gli appellativi dei profeti, dei re e dei giudici: figlio di Dio e figlio dell’Altissimo. Non c’è forse una diversità tra essere e essere chiamato? Non c’è divinità all’infuori di Allàh e Muhàmmad è l’apostolo di Allàh….

Dette queste parole Muhàmmad tace. Blanca tace; nel suo cuore c’è una tempesta; le parole di Ben Hàmed hanno scosso dalle fondamenta le sue convinzioni e il castello della sua fede sta crollando, sta crollando la fede dell’unica erede del duca di Santa Fé… ironia della sorte, proprio lei, che ha nel suo titolo nobiliare la santità della fede, per cui i suoi antenati hanno combattuto e vinto, incomincia a dubitare della verità di quel titolo!

Muhàmmad continua: “Ti è stato insegnato, o sultana dei fiori, che Gesù Cristo è stato nella tomba tre giorni e tre notti, ma se leggi attentamente trovi che Gesù Cristo sarebbe, dico sarebbe perché Gesù Cristo non è morto, morto all’ora sesta del venerdì, sepolto nella prima ora del sabato e risorto la mattina della domenica….cioè un giorno e due notti e non tre giorni e tre notti…Non è forse questo che ti insegna il domenicano inquisitore?”.

Blanca: “Che dici! Il Salvatore del Mondo, Gesù Cristo, non è morto in croce?” E Muhàmmad:”Blanca Gesù Cristo fu il grandissimo Profeta di Allàh, mandato a salvare le pecore smarrite della Casa di Israele! Allàh lo ha salvato dal supplizio della croce, come salvò Noè dal diluvio, Mosè dalla persecuzione del Faraone, Giona dal ventre della balena, Davide dalla persecuzione di Saul, Daniele dalla fossa dei leoni, Abramo dalla fornace ardente, Ismaele dal coltello sacrificale del padre”.

Blanca: “E allora chi fu crocifisso? E Muhàmmad: “Un simulacro di Gesù Cristo figlio di Maria, creato da Allàh, come creò il montone che sostituì Ismaele.. così gli Ebrei che lo volevano morto ebbero l’illusione di averlo ucciso, facendolo mettere in croce, ma ne ebbero solo l’illusione… perché Gesù Cristo figlio di Maria era stato fatto ascendere in cielo…da dove tornerà alla fine del mondo…”

Blanca: “Mio Dio! E’ dunque stata vana, fino a questo momento, la mia fede nella Santissima Trinità?” Certamente, o Sultana dei fiori!- dice Muhàmmad - Non fu che un’invenzione quando fu chiaro che non poteva coesistere l’affermazione dell’unicità di Dio e quella della divinità di Gesù Cristo!” Se Iddio è unico, Gesù Cristo non è Dio e se Gesù Cristo è Dio, Iddio non è unico…

Blanca alza gli occhi smarrita e il suo sguardo incontra una serie di iscrizioni calligrafiche in lingua araba, che si ripetono intrecciate con arabeschi floreali. ”Dimmi, o Moro - Blanca dice - quale è il significato di quelle scritte ripetute?“ Dicono: “E non c’è vincitore, tranne Allàh!”.

Blanca, come mossa da una forza che agisce irresistibilmente dentro lei, esclama: ”Questo è un messaggio del cielo per me! Da chi è stata messa in moto la forza misteriosa che mi ha costretto ad alzare gli occhi alla parete e a chiederti il significato di quegli arabeschi!? Forse il tuo Allàh ha voluto che dall’alto mi venisse la certezza della verità delle tue parole, o Moro? Rendo testimonianza che non c’è divinità tranne Allàh e che Muhàmmad è l’apostolo di Allàh.

Una gioia incontenibile si impossessa di Muhàmmad bin Hàmed e tra le colonne e le muqarnas dell’Alhambra risuona la sua felicità nella glorificazione di Allàh: Allàhu àkbar! Allàhu àkbar! Allàhu àkbar! O mia amata Sultana dei fiori, Rosa fresca e aulentissima, mai questi palazzi sono stati altrettanto belli all’epoca della maggior gloria dei Nasridi, quanto lo sono oggi, benché quasi in rovina. Porgi l’orecchio alle fontane, a metà ostruite dal muschio; getta il tuo sguardo ai giardini, che si intravedono attraverso le arcate cadute; osserva il sole che tramonta dietro questi portici; meraviglioso è lo stare qui con te in questo momento di solenne religiosità.

Come rose dello Yemen le tue parole hanno dato profumo a queste solitudini e l’aria prende fragranza, sfiorando i tuoi capelli…. Come io mi chiamo Muhàmmad, il nome del Santo Profeta, io desidero che tu prenda il nome della sua amata prima sposa, la Signora Khadìgiah.”

Blanca ascolta con grande attenzione le parole di Muhàmmad, che intreccia intelligentemente motivi religiosi a parole d’amore con uno stile orientale, così perfettamente intonato agli ambienti di favola, nei quali i due passeggiano, attraversando l’Alhambra.

Blanca è sempre più interessata all’Islàm dalle spiegazioni che Muhàmmad le dà con parole semplici, avvincenti e convincenti. Ricorda Ibn Hàzm di cui suo padre gli parlava durante i viaggi nel deserto. “Vedi, o Sultana dei fiori, scrisse un grande pensatore musulmano d’Andalusia, di nome Bin Hazm che la creatura umana dovrebbe dedicare tutta la sua esistenza a rendere grazie al suo Creatore, perché Egli fece ad essa il dono dell’intelligenza, per mezzo della quale la creatura può conoscerlo! Egli ha dato alla creatura umana i sensi, la coscienza, la capacità di capire, il discernimento, le arti più sottili, facendo ruotare attorno ad essa tutto l’universo! Egli, fra le sue creature, ha prediletto l’uomo, rendendolo depositario della sua Parola e sede della Sua religione. Egli, rifulga lo splendore della Sua luce, ha creato il Paradiso, disponendo che i Suoi servi non ci entrino se non in virtù delle loro azioni, sicché l’entrarvi sia un loro diritto, con la Sua Misericordia. E’ Lui che ha creato per noi un diritto e per Se medesimo un debito quanto in realtà costituisce il colmo della sua benevolenza e del Suo favore verso la creatura umana. Egli ci premia per la nostra obbedienza, di cui Egli stesso ci fa la grazia e per realizzare la quale ci da forze con la Sua generosità e con i favori che Egli ci largisce. Quando uno si sia reso conto di tutto questo appaiono subito di scarso valore i piaceri caduchi e le passeggere vanità di questo mondo! Egli, rifulga lo splendore della Sua luce, ha fatto minacce, che al solo pensarci vengono i brividi e ha fatto promesse, che superano ogni speranza. Come potrà essere desiderato un piacere che passa, se le conseguenze che da esso derivano a chi vi si abbandona sono definitive per l’eternità? E’ un errore manifesto attardarsi nelle illusioni e nelle vanità del mondo, di fronte alla definitività della conclusione.”

Il sole sta tramontando e Muhàmmad si appresta al rito dell’adorazione del tramonto. Esegue il guadòc (al-wudū‹), l’abluzione minore, poi rivolto verso sud-est fa risuonare le parole dell’adhān tra le mura dell’Alhambra, che da decenni ormai ne erano vedove; disteso il suo mantello sul pavimento del cortile, esegue il rito, mentre in silenzio Blanca, molto emozionata, osserva i movimenti e ascolta la recitazione salmodiata del Corano, che Muhàmmad fa con grande sentimento.

Dopo la preghiera Blanca chiede: “O Bin Hàmed, quali misteri erano racchiusi nella tua recitazione solenne e melodiosa?” Ho recitato il primo capitolo del Sublime Corano, che dice: En el nombre de Allàh el Misericordioso el Compasivo. Las alabanzas a Allàh, Senor de los mundos, El Misericordioso el Compasivo. Rey del Dia de la Retribucion. Solo a Ti te adoramos, solo en Ti buscamos ayuda. Guìanos por el camino recto, el camino de los que has favorecido no el de los que son motivo de ira ni el de los extraviados e poi ho recitato la sura dell’unico culto sincero, la sura de la adoracion pura, che dice: En el nombre de Allàh el Misericordioso el Compasivo. Di: El es Allàh, Uno! Allàh, el Senor Absoluto, no ha engendrado ni ha sido engendrado y no hay nadie que se Le parezca. E ancora ho recitato la sura de la abundancia che dice: En el nombre de Allàh el Misericordioso el Compasivo. Es certo que te habemos dado la Abundancia. Por eso reza a tu Senor y ofre sacrificios, por que es quien te detesta, el che no tenderà posteridad.

La luna sta salendo in cielo e il suo incerto chiarore si diffonde sui santuari abbandonati e sui pavimenti deserti dell’Alhambra. L’argentea luce lunare disegna sulle aiuole nei giardini, sui muri delle sale, i mille merletti di quell’architettura aerea, gli archi dei chiostri, l’ombra mobile dell’acqua zampillante e quella degli arbusti ondeggianti alla brezza serotina, in questo fantastico monumento, il quale altro non è che un passaggio; un passaggio di aria, di luce, di sole e di luna, di acque vive, che scendono dalle nevi eterne delle montagne che le si ergono di fronte, e nel quale si respira il senso della precarietà, legato all’effimera esistenza dell’uomo.

Fu certamente il sentimento di una impercettibile, ma esistente angoscia esistenziale, che fa da sottofondo a ogni vicenda umana, ad ispirare agli architetti dell’Alhambra, quasi una esorcizzazione delle vanità del mondo, quella raffinatezza sottile, volta alla difesa dell’intimità nel silenzio e nella segretezza degli interni di questa reggia-fortezza, la cui architettura si accorda armoniosamente con il paesaggio che la circonda. In un cipresso che spunta dalla cupola di una moschea in rovina un usignolo gorgheggia e gli echi ripetono il suo lamento. Bin Hàmed, estratto il suo pugnale, incide sul marmo della sala delle due sorelle, in caratteri arabi affinché il visitatore avesse un enigma in più da decifrare in quel palazzo dei misteri due nomi: Blanca Khadìgiah. Egli ha completamente dimenticato che in una delle sale della reggia molti della sua famiglia furono barbaramente trucidati per il furore provocato dalla gelosia suscitata da un’infame calunnia di tradimento.

(continua)

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