Compagni del Profeta
(Che Allàh si compiaccia di loro)

Wàhb
bin Qabus

Wahb bin Qabus, che Allàh si compiaccia di lui, era un pastore. Egli viveva nel deserto, dove pascolava un gregge di capre in vicinanza del suo villaggio. Quando venne a sapere che a Medina c’era il predicatore di un messaggio di liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo di nome Muhàmmed, in compagnia di un suo nipote e guidando il suo gregge si mise in viaggio verso la città del Profeta per conoscerlo, essendo stato colpito dalla straordinaria importanza del Messaggio: Nessuno ha diritto di essere padrone dell’uomo, tranne Allàh e Muhàmmed è il Suo Messaggero.

Quando giunse a Medina, gli fu detto che il Profeta era uscito dalla città per affrontare l’armata d’ invasione dei politeisti idolatri della Mecca, intenzionati a soffocare nel sangue il Movimento, dal trionfo del quale prevedevano la fine del loro dominio. Si affrettò, quindi, verso il campo di battaglia ai piedi del monte Uhud, dove giunse nel momento in cui i politeisti idolatri stavano avendo successo e il Profeta* si trovava in grande pericolo, poiché un gruppo di nemici si stava gettando su lui. Il Profeta* in quel momento gridò: “Chi respingerà quel gruppo, sarà con me in Paradiso!”.

Wahb bin Qabus, riconosciuto il Profeta da quelle parole, dopo avere raccolto da terra una scimitarra, si lanciò contro gli assalitori e li respinse; un altro gruppo si avvicinò per uccidere il Profeta*, ma Wahb li affrontò coraggiosamente e, nonostante avesse perso una mano nel combattimento precedente, li mise in fuga. Il Profeta* annunciò a Wahb che sarebbe entrato in Paradiso, per cui egli pur avendo perso una mano nello scontro precedente, si lanciò nella mischia, combattendo eroicamente fino a quando cadde sotto i colpi dei numerosi nemici che lo avevano circondato.

Uno dei Compagni ®, che avevano preso parte alla battaglia, Sà‛d bin Abi-Waqqàs, disse. “Non ho mai visto una persona combattere eroicamente e con sprezzo del pericolo come fece Wahb. Ricordo di aver visto l’Apostolo di Allàh*, il quale, avvicinatosi alla sua salma, disse. “O Wahb, mi sei piaciuto, possa Allàh compiacersi di te!”. Il Profeta*, benché ferito, volle seppellire Wahb con le sue proprie mani.

Omar ® soleva dire. “Non ho mai invidiato nessuno come ho invidiato Wahb e vorrei presentarmi davanti ad Allàh con un record come il suo!”.

Cosa c’è nella vita e nella morte di Wahb ® di così importante da farlo invidiare da un personaggio di primo piano degli albori dell’Islàm come
Omar ibn al-Khattāb? E’ lo stesso spirito di sacrificio per la causa di Allàh e l’amore per il Profeta* anche se Omar ® e altri Sahàba ® hanno fatto di più.
 

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Al-Wafàa - n°6

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