DOCUMENTI
 

Testo di un discorso tenuto in data
6 luglio 1948 dal prof.
Abu-l-à’lā Maudūdi, ràḥima-hu llāh,
a Radio Pakistān.
Titolo originale inglese:


Islàm:
A Historical Perspective

 

Traduzione revisionata:
al-Shàykh ‘àbdu r-Rahmàn


Nel nome di Allàh,
il sommamente Misericordioso il Clementissimo.

L’ ISLĀM (leggasi: islàāām e non ìslam), cioè quel particolare rapporto di soggezione che lega le creature al loro Creatore** ebbe inizio per la creatura umana nel momento steso in cui l’uomo venne creato. Il nome del Creatore, come Egli Stesso rivela nel la Sua ultima rivelazione è Allàh (Iddio)** e con il Nome che Egli si è dato noi lo chiameremo. Allàh ā creò Adamo ed Eva e diede a loro due il comandamento di adorarLo, conducendo una vita di obbedienza alla Sua Volontà. Allàh** è il Creatore e il Conservatore dell’universo e della specie umana. E’ ad Allàh** che l’uomo ha da rivolgersi per avere sostegno e guida. La parola ISLĀM significa OBBEDIENZA ad ALLĀH**. Sotto questo profilo esso è la religione naturale dell’uomo, vale a dire l’unica via che l’uomo ha per potersi rivolgere al suo Creatore, Allàh**, onde riceverne la Guida.


 

Allàh**, quando Adamo ed Eva furono fatti scendere sulla Terra, ricordò ai due che Egli** era il loro Signore, in quanto loro Creatore, e che essi, in quanto creature, erano nel loro rapporto con Lui** in condizione di totale dipendenza e sudditanza; inoltre rivelò ad essi che l’unica via per vivere bene la loro esistenza terrena era quella di seguire le Sue direttive : obbedire ai Suoi ordini e ai Suoi divieti. Allàh** rivelò a loro due che si sarebbe compiaciuto, se avessero obbedito e che in tal caso li avrebbe ricompensati. Qualora, invece, essi due non avessero osservato i Suoi comandamenti, Egli** se ne sarebbe dispiaciuto e li avrebbe puniti. Questo fu il semplice inizio dell’Islàm.

Adamo ed Eva, pentiti della loro trasgressione, chiesero perdono e l’ottennero. Adamo, quindi, fu investito di missione profetica, ricevendo un codice di regole da vivere lui ed Eva, con il mandato di praticarlo e di insegnarlo alla loro prole per attuare nella loro esistenza la linea di condotta dell’Islàm, cioè l’obbedienza ad Allàh**. Per lungo tempo i discendenti di Adamo praticarono l’Islàm, ma ad un certo momento gli uomini incominciarono a disobbedire ad Allàh**. Alcuni inventarono divinità fittizie a cui rivolsero il culto di adorazione, altri, sfidando gli ordini di Allàh** dichiarare di essere liberi di fare quello che volevano. Questo è il modo in cui ebbe inizio la disobbedienza, che in arabo si dice al-kùfr.

Quando al-kùfr incominciò ad assumere vaste dimensioni esso inquinò in diversi modi la vita dell’umanità. Sfruttamento, dominio dell’uomo sull’uomo, vizio e immoralità si manifestarono in diverse forme e l’ingiustizia raggiunse livelli tali da rendere invivibile la vita per la diffusione della menzogna e della corruzione. A questo punto Allàh** affidò ad alcuni uomini giusti la missione di predicare il messaggio della Verità in mezzo ai malfattori e di invitarli a tornare sulla retta via, convertendosi al timore di Allàh**, all’adorazione di Allàh** e all’obbedienza ad Allàh**. A questi uomini Allàh** assegnò la missione di educare gli uomini traviati alla giustizia e di fare dei veri Musulmani. Queste nobili persone, investiti di questa grande missione, furono chiamate Profeti o Messaggeri di Allàh, su tutti loro la pace.

Tutti i Profeti furono onesti, veridici e dotati di nobili personalità. In ogni comunità umana Allàh** suscitò un Suo Messaggero, che conosceva alla perfezione la lingua della comunità stessa per comunicare il Messaggio di Allàh** con precisione linguistica e chiarezza concettuale. Tutti i Messaggeri di Allàh , su loro la pace, furono predicatori della Religione di Allàh**, cioè predicarono la stessa religione: l’Islàm. Ciascuno di loro fu Musulmano, in quanto Profeta di Allàh** e i loro seguaci furono Musulmani. Per menzionarne alcuni: Noè, Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe, Mosé, Il Cristo. Questi e tutti quegli altri, che non ho nominato, su tutti loro la pace, furono MUSULMANI. Essi, dovunque le società, dopo essere state raddrizzate dai Profeti ad esse inviati da Allàh** precedentemente, avevano deviato dalla retta via e la disobbedienza si era manifestata in dimensioni abnormi, si sforzarono di arrestare l’alta marea del politeismo idolatrico dilagante, invitando all’ISLAM. Ci fu chi accettò la visione del mondo dell’ISLAM e la linea di condotta islamica, mentre le maggioranze la rigettarono.

I pochi che seguirono i Profeti, su loro la pace, praticarono l’Islàm e furono MUSULMANI. Essi, dopo aver appreso la verità su Allàh** e le più alte discipline etiche, incominciarono a diffondere il Messaggio dell’Islàm e la sua pratica della vita, ma la loro predicazione veniva ben presto dimenticata e travisata dalle generazioni successive, sicché Allàh**, quando si verificavano quelle situazioni di miscredenza (al-kùfr) inviava un Profeta o un Messaggero per far rivivere l’Islàm. Le cose andarono avanti così per migliaia di anni. Nel corso dei secoli l’Islàm continuò a essere rimesso a nuovo dai Profeti di Allàh** che ne riproponevano il messaggio, che era stato dimenticato dai popoli. Alla fine, Allàh** suscitò in Arabia Muhàmmad* il quale ripristinò l’ISLAM in una forma eccezionale, sicché esso è ancora, attualmente, esistente e continuerà ad esistere fino alla fine del mondo, come Allàh** ha promesso.

Il profeta Muhàmmad* nacque alla Mecca nel 571 dell’era volgare. Dopo i tempi del profeta Abramo e del profeta Ismaele, l’antenato degli Arabi, l’Islàm si era perduto in Arabia, la città più importante della quale era appunto La Mecca, nella quale Abramo e suo figlio Ismaele avevano edificato la Nobile Kà’bah. Benché in Arabia ci fossero tracce degli insegnamenti dei profeti del passato in qualche persona pia (hanīf), che si sforzava di adorare una e una sola divinità, Allàh**, e di vivere una vita di obbedienza a Lui**, la vera religione, l’Islàm di Abramo e Ismaele, si era perduta in una confusione di politeismo idolatrico e di panteismo. Da nessuna parte sulla faccia della Terra era rintracciabile la pura adorazione di Allàh**. Divinità fabbricate dall’uomo, invece che Allàh**, uno unico e uni-personale titolare della qualità divina, erano destinatarie del culto di adorazione.

Come altrove anche in Arabia, all’inizio del settimo secolo miladico [da milàd, che significa natale di Cristo] i valori morali avevano perduto la loro presa e la gente indulgeva a ogni specie di rilassatezza dei costumi e il dominio dell’uomo sull’uomo era esercitato da piccole minoranze su larghe masse da esse sfruttate ed oppresse. In quel tempo Allàh** suscitò il profeta Muhàmmad* alla Mecca in Arabia. Nei primi anni della sua vita il Profeta*, osservando il mondo contemporaneo, immerso in un profondo disordine morale, ebbe a molto soffrire. C’era sfruttamento, ingiustizia e tirannia, per cui egli era addolorato e preoccupato, ma questi sentimenti agivano in lui silenziosamente. Tutti nella città lo rispettavano per le sue qualità intellettuali e morali, ma nessuno si accorse che l’uomo era destinato ad essere il più grande condottiero del mondo. Egli sentiva, e profondamente, che l’umanità aveva bisogno di uscire dalla condizione di dissesto spirituale e morale nella quale era caduta, sicché Allàh** quando Muhàmmad* ebbe raggiunto l’età di quaranta anni, lo investì della Missione apostolico-profetica per diffondere l’Islàm e redimere l’umanità dall’ingiustizia del dominio dell’uomo sull’uomo con il corteo delle sue ancillari specialità di sopruso e di violenza morale e materiale.

Nella sua veste di Messaggero di Allàh** egli* incominciò a comunicare il Messaggio di Allàh** agli abitanti della Mecca, la sua città natale. All’inizio della sua predicazione egli* prese ad invitare all’adorazione di Allàh**, che dell’uomo è l’unico Creatore e come tale a da essere l’unico Signore. Egli incontrò una generale opposizione da parte dei seguaci della religione tradizionale della Città, che sul politeismo idolatrico degli Arabi fondavano la loro potenza economica. Essi fecero diversi tentativi di farlo desistere dalla predicazione dell’Islàm, offrendogli ricchezza e potere, ma Egli* tirò diritto per la sua strada missionaria con inflessibile dedizione e determinazione. Il risultato di questo suo atteggiamento fu che alcune persone oneste si unirono a lui e lo sostennero nell’esercizio della sua missione.

Il suo insegnamento si diffuse, lentamente, senza interruzioni, dalla sua città natale, La Mecca, a tutta la Penisola araba.e persone, che erano rinomate per la loro onestà e la loro correttezza nei rapporti sociali, incominciarono ad accettare il Messaggio, mentre la casta dominante degli sfruttatori e degli oppressori seguiti dalle loro clientele ignoranti persisteva nella sua opposizione accanita, a salvaguardia del suo potere politico e del suo privilegio economico.

Le cose andarono avanti così per tredici anni e l’opera di demolizione delle dell’ideologia politeista e delle strutture portanti del sistema in vigore progrediva lentamente, ma inesorabilmente alla Mecca, guadagnando consensi e seguito in tutta l’Arabia. I difensori del vecchio regime, uomini con interessi materiali da difendere, resi ottusi da una lunga tradizione di ignoranza, si accanivano sempre più violentemente contro il Profeta e i suoi seguaci . Quando uno si convertiva all’Islàm veniva fatta oggetto di persecuzione con maltrattamenti, violenze fisiche, umiliazioni, esilio e perfino messo a morte.

Nonostante la persecuzione i primi Musulmani rimasero fermi e risoluti, per cui, alla fine, i dirigenti della classe dominante della Mecca ordirono un complotto per assassinare il Profeta*, nella disperata presunzione, che con la morte del leaderdel movimento per l’affermazione dell’unicità di Dio** e la liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo, esso si sarebbe esaurito. Ma Allàh** non volle che il movimento si esaurisse. Il Profeta*, avuto sentore delle intenzioni omicide del potere, progettò di trasferire la sede della sua Missione dalla Mecca a Yàthrib, una oasi a circa quattrocento km. a nord della Mecca, dove un certo numero di abitanti si era già convertito all’Islàm. I capi delle due tribù di quel centro abitato avevano accettato l’Islàm ed erano pronti a sacrificare per la sua causa le loro vite e i loro averi, sicché, quando venne l’ordine di Allàh** il Profeta* ordinò ai suoi seguaci di emigrare a Yathrib ed essi lo fecero, lasciando alla Mecca i loro beni. Il Profeta* rimase in città, perché per lui non era giunto l’ordine divino di emigrare.

I Capi della Mecca, preso atto dell’emigrazione dei seguaci di Muhàmmad* pensarono che egli* non avrebbe tardato a seguirli, per cui, misero a punto il piano per sopprimerlo e ne ordinarono l’esecuzione. Allàh**, i complotti del Quale hanno sempre successo, mandò a vuoto le loro trame, ordinando al Profeta* di abbandonare la Mecca e di emigrare a Yàthrib, dove con la protezione di Allàh** egli giunse sano e salvo, nonostante la caccia spietata dei suoi nemici. Questa è la più famosa emigrazione della storia. Il calendario islamico incomincia da questo giorno, che, a causa di quell’evento storico, a partire del quale sarebbe cambiata la stria dell’uomo, è chiamato “il giorno dell’Egira” e la parola araba Egira (emigrazione) è il termine con cui viene chiamata l’era musulmana.

Non appena il Profeta* si fu sistemato aYathreb, che prese il nome di Medina (La Città del Profeta*), molti Arabi, affascinati dal Messaggio, incominciarono ad affluire da ogni angolo della Penisola per entrare nell’Islàm e ciò rafforzò questo nuovo centro. I Musulmani ebbero in Medina la l’opportunità di costituire una solida base politica per dare vita a una società islamica e organizzare uno Stato islamocratico. La fondazione dello Stato costituisce l’evento più importante dopo l’Egira. Gli esponenti di primo piano della classe dominante della Mecca, difensori del vecchio regime, colsero il significato profondo di questo fatto. Essi compresero che era stato creato un nuovo modello di organizzazione della polis, che costituiva una sfida al loro ordinamento politico e sociale.

Questa consapevolezza produsse in loro uno stato di grave turbamento, nella previsione di quello che sarebbe successo al loro potere in caso di affermazione politica del Movimento Islamico, se essi non avessero provveduto a soffocare immediatamente sul nascere l’influenza del Messaggio di liberazione dell’uomo dasl dominio dell’uomo sui loro sudditi, demolendone la base di partenza. Decisero, pertanto, di stroncare sul nascere questa nuova forza.

Fino a quel momento essi avevano pensato che sarebbe stato facile fiaccare i Musulmani, quando essi erano pochi e dispersi e non avevano il sostegno di un potere politico. Ora le cose erano cambiate. I Musulmani si erano concentrati su un territorio e avevano dato vita a un ordinamento politico-giuridico con un governo proprio. Le forze della conservazione, che dominavano direttamente alla Mecca e indirettamente su tutta la Penisola, si resero conto che se fosse stato consentito ai Musulmani di superare il momento della crisi organizzativa iniziale, essi sarebbero diventati una grande potenza.

I leader della Mecca non persero tempo e lanciarono un vigoroso appello ai loro clienti, ai loro parenti, a tutte le forze conservatrici delle città vicine e in tutta l’Arabia, per unirsi a loro, per costituire una forza militare capace di annientare l’Islàm. Essi costituirono un corpo di cavalleria che riuscì una volta a invadere Medina e i suoi dintorni e successivamente con tutte le loro forze. posero addirittura in stato d’assedio Medina Tuttavia essi non riuscire a sconfiggere il Profeta* e i suoi seguaci e, a dispetto di tutti i loro sforzi, l’Islàm continuò a diffondersi in Arabia. Infatti le persone oneste d’Arabia, compresa la bontà del Messaggio, abbandonavano il politeismo idolatrico della loro tradizione religiosa ed entravano nell’Islàm e il Movimento islamico conseguì una clamorosa vittoria quando, senza colpo ferire, il Profeta* entrò da trionfatore alla Mecca, già roccaforte della miscredenza. Questo fatto avvenne nel corso dell’ottavo dalla costituzione dello stato islamocratico a Medina.
con tutte le loro forze.

Non appena la Mecca si fu arresa alla forza materiale e spirituale dell’Islàm anche i rimanenti gruppi ostili, dopo il fallimento dell’ ultima offensiva anti-islamica, incominciarono ad arrendersi e ad aderire al Movimento rivoluzionario attivato dal Profeta*. L’anno dopo la liberazione della Mecca dal dominio idolatrico-politeistico l’intera Penisola Araba accettò l’Islàm come sistema di vita onnicompresnvo e i Musulmani stabilirono un potente governo su una superficie territoriale di oltre un milione e mezzo di chilometri quadrati.

L’Arabia, dopo il consolidamento del potere islamico, ebbe un ordinamento unico tra le potenze politiche dell’epoca. Esso era basato sul principio della sovranità di Allàh** sull’universo e, quindi, anche sull’uomo, e del vicariato dell’uomo sulla terra. L’ordinamento giuridico era fondato sul Codice di vita islamico. L’amministrazione dello Stato era affidato a persone oneste e pie. Nel Paese non c’era più traccia di violenza, di oppressione, di ingiustizia e di immoralità. La pace, la verità la giustizia e l’onestà regnavano dappertutto. Molti erano pervenuti ai più alti livelli di moralità, a causa della loro autentica e sincera adorazione di Allàh** nella religione e nell’obbedienza alle Sue Leggi in tutti i rapporti della vita quotidiana.

Il Profeta* era riuscito nel volgere di ventitre anni a modificare radicalmente le caratteristiche psicologiche della nazione araba, infondendo in essa uno spirito tutto proteso, entusiasticamente, alla realizzazione del trionfo della causa di Allàh**. I Musulmani si prefissero l’obiettivo della liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo in tutto il mondo, sotto la bandiera verde del Profeta, su cui campeggiava la scritta:

“ Lā ilāha illa llāh – Muḥàmmad rasūlu llāh”
Nessuno ha titolo di essere
Padrone e Signore dell’uomo,
tranne Allàh
e Muhàmmad è di Esso il vessillifero.
 

Il Profeta* si spense all’ età di sessantatre anni, avendo portato a termine la più grande Missione di tutti i tempi, ma i suoi Compagni ® dopo la morte di lui*, la continuarono, Essi si recarono nelle più lontane regioni per diffondervi gli Insegnamenti dell’Islàm. Dovunque essi arrivarono ebbero successo. Tutti gli ostacoli che essi incontrarono nella loro attività missionaria furono rimossi. L’Islàm divenne talmente forte in così breve tempo che nessuno avrebbe potuto fermare la loro espansione. I Musulmani estesero il dominio della parola di Allàh** dalla Spagna all’India. Essi cambiarono il volto del mondo Intere popolazioni delle regioni in cui essi giusero furono talmente impressionate dalla bontà del loro esempio e dalla elevatezza dei loro costumi, che incominciarono a convertirsi in massa all’Islàm.

Ovunque i Musulmani si presentarono con i loro alti valori morali, l’immoralità e l’ingiustizia si dissolvevano. Essi trasformarono popoli che avevano una falsa idea di Dio in popoli consapevoli della verità su Dio, dando loro la luce della scienza e la forza della personalità islamica. Essi riuscirono a modificare le regole di comportamenti fondati sulla parola dell’uomo, sostituendo ad esse quelle fondate sulla Parola di Dio, sicché la bontà e la virtù prevalsero. L’intera architettura sociale, fondata sul dominio della parola dell’uomo, venne modificata e ristrutturata sulla base della Parola di Allàh**. Gli oppressore furono spodestati e un clima di giustizia e di ordine venne instaurato.

Fu un grande successo nella storia politica dell’uomo e per l’uomo, ma i Compagni del Profeta ® resero un altro servizio grandissimo all’umanità, imparando a memoria il Sublime Corano e preservandone il Testo nella forma originale, in cui venne rivelato al Profeta* Essi fecero la redazione del Sublime Corano parola per parola, senza tralasciare nemmeno un segno nella loro struttura araba, sicché oggi noi possediamo il Sublime Corano nella medesima forma in cui esso fu rivelato al Profeta* scritto e letto nella medesima forma, in cui esso era letto e scritto ai tempi del Profeta*, circa mille e quattrocento anni or sono.

Un altro importantissimo aspetto del ruolo dei Compagni ® nella definizione del culto e del codice di vita islamico, essi l’ebbero, conservando e trasmettendo ai posteri un dettagliatissimo racconto della vita, dei discorsi, delle istruzioni, degli ordini, dei comportamenti morali e material del Profeta* Queste narrazioni dei Compagni ® sono state raccolte sotto il titolo onnicomprensivo di Sunnah o hadìth (Tradizioni del Profeta*). Esse costituiscono la più completa biografia di un uomo mai scritta ed è una grande benedizione per la posterità. Infatti, anche dopo la scomparsa del Profeta* tutti possono ancora vederlo e ascoltare i suoi insegnamenti nello stesso modo in cui lo videro e lo ascoltarono gli insegnamenti i suoi Compagni ®, mentre egli era in vita.

Oggi, nonostante che siano passati mille e quattrocento anni, chiunque può ricorrere ai testi del Hadìth e ricavarne il punto di vista islamico su qualsiasi argomento. Chiunque può apprendere come deve comportarsi una persona che creda alla paternità divina del Sublime Corano e la Missione apostolico-profetica di Muhàmmad*. Il Sublime Corano e il Hadìth (la nobile Sunna = Pratica di vita del Profeta*) sono la base della visione del mondo e del Codice di vita che il Musulmano ha da avere. La loro integrità testuale (garantita da Allàh**) costituisce una garanzia, valida per tutti i tempi dell’era post-coranica, di protezione e salvaguardia dell’Islàm.

I corsi e i ricorsi dell’Islàm nei tempi precedenti alla Rivelazione coranica furono determinati dal difetto di conservazione e della salvaguardia dell’integrità dei Testi dei Libri rivelati e delle biografie dei Profeti, su loro la pace. In questa carenza sta la ragione del perché le generazioni successive a quelle dei primi seguaci dei Profeti di ogni epoca, inviati da Allàh** per ristabilire l’ordine islamico nelle loro società, persero contatto con i veri insegnamenti divini e si smarrirono in una vita vuota di valori morali e di norme di comportamento valide.

L’ Islàm è rivissuto con il profeta Muhàmmad* e la sua integrità è stata garantita per sempre dal fatto che il Libro di Dio e le tradizioni della pratica islamica del Profeta* sono conservati nella loro forma originaria. Il Modello di vita islamica può essere rivissuto e sempre ricostruito, nel caso che, Allàh non voglia, i Musulmani perdano lo spirito dell’Islàm, tramite il Sublime Corano e le Tradizioni profetiche, Il mondo non ha più necessità di un Profeta per fare rivivere l’Islàm nella sua pristina gloria. E sufficiente che tra noi ci sia anche solo una persona che, conoscendo il Sublime Corano e le Tradizioni Profetiche, sia capace di realizzarne gli insegnamenti nella sua vita privata, stimolando in tal modo gli altri ad adottarli e ad applicarli. E’ così che la corrente dell’Islàm continuerà ad inondare l’umanità con la sua luce salvifica.
 

E la lode appartiene ad Allàh
Il Signore dell’uomo
e Padrone di tutto ciò che esiste
e che uomo non è.

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Al-Wafàa - n°6

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