Il sogno
di Hussein

Nel corso di un riordino della mia biblioteca, ho scoperto un libro pubblicato ad Ancona nel 1910, centodue anni or sono, intitolato:

FRA I PALMIZI E LE SFINGI
(Note egiziane)

per la penna di Luigi Orsini.

Contiene un poemetto in distici a rima baciata, nel quale l’autore rappresenta a modo suo, probabilmente sulla base di un racconto di fantasia da lui udito durante un suo soggiorno al Cairo, la tragedia di Karbalā‹.

 

Il titolo è:
IL SOGNO
DI HUSSEIN

 

Hussein e Hasan, che il mito, oggi, richiama

Eran due foglie dell’istessa rama:

 

rama de l’Islàm, fior gagliardetto,

li vegliò, nell’infanzia Maometto.

 

A l’un d’essi il Profeta avea nel core

Spirato il foco di fiammanti aurore;

 

ne li occhi a l’altro, placidi e sognanti

il raggio delle pie sere stellanti:

 

onde i fratelli avean fin da la culla

cor di leone e core di fanciulla.

E gia da tempo, via per luoghi infidi

Si frangeva la forza degli Alidi,

 

via per le creste d’Arari assolate

d’onde Kara e Mourad vanno all’Eufrate.

 

Morto era Hàsan guardando il firmamento

E Hussein per l’Asia andava come il vento.

 

Con un suo bimbo e co’ suoi fidi esperti

Toccava i monti, fendeva i deserti:

 

ma non sapea che con la nova luna

spenta sarebbe già la sua fortuna.

Ecco, e a veglia del campo era: e vedea:

vedea troppo oltre e il cor gli si torcea,

 

ma quando l’aria balenò vermiglia

il sonno alfine gli vinse le ciglia.

 

Dormiva; e un’ombra apparsa all’orizzonte

 l’Avo – soave gli toccò la fronte,

 

dicendo in voce non udita mai:

“Coraggio, Hussein, che presto poserai.

 

Dormi, nipote, dormi in mezzo ai tuoi,

che pria ch’annotti dormirai con noi!”.

E rise il sole al piano e alla boscaglia,

quando s’intese un grido di battaglia:

 

urto di mille cavalieri e mille

fra nubi, vento, polvere e faville.

 

De li Alidi balzava or la coorte,

come se a festa andasse e non a morte,

 

ma i prodi, a uno a uno, erano spenti,

ché troppi erano opposti i combattenti

 

e la sabbia bevea quell’onda rossa

e la sabbia parea tutta una fossa.

Ecco, e ferito, nel venir del giorno,

Hussein ricerca il suo figliuolo intorno:

 

per ogni anfratto il cor ansio sospinge;

trovalo alfine e tutto a sé lo stringe!

 

Ma una freccia, fischiando, orrida viene

A rapire al suo cor l’ultimo bene.

 

E Hussein cade a’ ginocchi e, alto porgendo

Il morticino al ciel, grida piangendo:

 

“Già che m’hai tolto, o Allàh, l’estrema gioia,

fa’ che in mezzo al mio sangue ora mi muoia!”.

Era tutta giacinti la boscaglia

Ed era spenta ogni eco di battaglia.

 

Kara e Mouràd soltanto ivano al mare

Fra nenie e risa cristalline e chiare.

 

Arso e sfinito nell’incerto lume,

Hussein cercava a refrigerio un fiume;

 

ma non tosto raggiunta ebbe la sponda

che morto cadde e rotolò ne l’onda.

 

Caste le stelle uscian in pianto allora

E da quel triste dì piangono ancora.

 

Note:

Hussein e Hasan sono i figli di Ali bin Abi Tàlib, che Allàh lo esalti, e di Fatima, che Allàh si compiaccia di lei, bintu Muhàmmad, il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Alidi è il termine che indica quella corrente di Musulmani che avevano in Ali il loro capo carismatico e lo consideravano il naturale successore del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, e loro Imām.
Quando Alì, che Allàh lo esalti, diventò Califfo, il suo titolo venne contestato e ne nacque un conflitto, che terminò con il suo martirio.
Gli succedette nel califfato il figlio primogenito, Hasan, il quale però dovette presto cedere il titolo al ribelle Mo’àwiyah, con l’intesa, tuttavia, che alla morte di quest'ultimo, il successore sarebbe stato nuovamente lo stesso Hasan.
Ma, invece, fu proprio Hasan a morire per primo e quindi il titolo di Califfo rimase al ribelle, che lo aveva acquistato per patto.
Nasce così il Califfato Omayyade, la capitale viene trasferita da Kufa a Damasco, e Mo’àwiyah ne diventa il primo sovrano. Gli succede il figlio Yazìd, che con la sua condotta non ortodossa, provoca una insurrezione della comunità degli Alidi a Kufa. Gli insorti mandano a chiamare Hussein che vive alla Mecca, perché si metta a capo dell’insurrezione, ma nella piana di Karbalā‹ la carovana di Hussein, diretta a Kufa, viene intercettata dall’esercito di Yazìd il 10 del mese di Muhàrram dell’anno 61 dell’Egira e Hussein e il gruppo di seguaci che lo accompagnava cadono nella battaglia che divampa, quando Hussein rifiuta di arrendersi.
Gli eventi non si svolsero come immaginati nella poesia dal viaggiatore, il quale, probabilmente, aveva assistito a una celebrazione penitenziale sciìta al Cairo.

Kara e Murād sono i nomi di due affluenti dell’Eufrate, che nascono nel monte Ararat

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Al-Wafàa - n°6

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