Sentenza
sul velo islamico

Velo islamico
in Tribunale

22 febbraio 2012
(AGI) - Roma, 22 feb. - Indossare il velo, secondo quanto prevede la propria tradizione religiosa, è possibile anche in un’aula giudiziaria italiana. Il Consiglio Superiore della Magistratura nel plenum di questa mattina, ha, infatti, approvato, a maggioranza, una delibera, nella quale si stabilisce:

Deve essere garantito il pieno rispetto di quelle condotte che, senza recare turbamento al regolare e corretto svolgimento dell'udienza, costituiscono legittimo esercizio del diritto di professare il proprio culto, anche uniformandosi ai precetti che riguardano l'abbigliamento e altri segni esteriori.

La delibera, scritta dai Giudici laici Guido Calvi e Annibale Marini, della sesta Commissione, è stata approvata nel plenum con 19 voti a favore e 4 astenuti.

Palazzo dei Marescialli (dove il Consiglio Superiore della Magistratura ha sede in Roma) ha così risposto a un quesito formulato dal Presidente del Tribunale di Torino, dopo che, il 14 ottobre scorso, il Presidente del Collegio della prima sezione penale, durante una udienza, aveva invitato una interprete, nominata dal Pubblico Ministero, che era comparsa in aula a capo coperto, ma con il volto ben visibile, a togliersi il velo, perché, a suo parere, il di lei comportamento era in contrasto con l’obbligo di legge di assistere alle udienze a capo scoperto.

L’interprete, allora, aveva lasciato l’aula rinunciando all’incarico. Il Presidente del Collegio aveva spiegato che da parte sua non vi era stato alcun intento discriminatorio, ma che, secondo lui, l’obbligo di legge andava rispettato.

Il Presidente del Tribunale di Torino, quindi, si era rivolto al Consiglio Superiore della Magistratura. affinché facesse chiarezza sulla questione. Nella delibera approvata oggi, l’organo di autogoverno della Magistratura (CSM) ricorda che l’articolo 19 della Costituzione sancisce la libertà di professare liberamente e pubblicamente la propria fede religiosa con il solo limite della contrarietà della condotta al buon costume", individuando, così, un valore di rilevanza primaria, al quale deve conformarsi anche l’esercizio delle prerogative di direzione e di organizzazione dell'udienza, che l’Ordinamento riconosce al Giudice, nonché (l’esercizio) della facoltà del Dirigente di impartire eventuali, più generali direttive, per l'utenza dell'ufficio giudiziario.

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