Ritorno
a Granada

Capitolo sesto

Bin Hāmed, fin dal giorno terribile dell’autodafé ha pensato di organizzare un rapimento della sua amata Khadìgiah con l’aiuto di un suo compagno di studi alla madrasa della Moschea del Misericordioso. Il nome dell’amico è Marwān. La sua famiglia, per salvare la fede, è stata costretta a fuggire da al-Andalus, perdendo un ingente patrimonio. Marwān per risarcirsi si è dato alla pirateria con una veloce tartana barbaresca, con la quale attacca i vascelli spagnoli, facendo bottino del loro carico. La sua nave appartiene alla flotta corsara di Khayreddin Barbarossa, il terrore delle navi spagnole, che Sulaymān II, il Sultano ottomano di Costantinopoli, ha messo al servizio del suo alleato, il re Francesco I di Francia, in guerra con l’Imperatore
Carlo V
.

Bin Hāmed racconta a Marwān la sua storia d’amore con l’ultima erede della famiglia Bivàr; gli parla della conversione di lei e del pericolo per la sua vita, a causa dell’Inquisizione. Marwān ascolta il racconto e poi chiede: “O Muhàmmad, che intendi fare?” Ascolta, o Marwān, il mio progetto: ho fatto giurare alla mia amata, che si sarebbe fatta portare da suo padre in una loro proprietà alle propaggini della Sierra Nevada, già della mia famiglia, su una costa solitaria tra Malaga e Almeria, dopo due mesi dalla mia partenza. Questo perché ho pensato a te, certo che non mi avresti rifiutato il tuo aiuto…. Marwān : “Non continuare…Ho già capito tutto! Per non creare problemi al padre della ragazza, hai pensato di usarmi, approfittando della nostra amicizia, per simulare un’incursione notturna al castello e rapire la ragazza! E’ vero o non è vero?” “ Proprio così – Marwān! Hai un cervello che funziona a meraviglia! Tu saccheggi la proprietà con i tuoi fidi, però senza ammazzare nessuno, e io rapisco la mia futura sposa, che nulla sa di questo mio progetto. So, dai racconti di mio padre, che Allàh abbia misericordia di lui, dell’esistenza di una via che dal litorale conduce alla proprietà; ci sarà facile giungere di notte, fare l’operazione rapidamente, e riprendere il largo. Tu che ne dici?” “Ben Hàmed, si può fare!” “Al-hàmdu lillàh ! Non ho mai dubitato di poter contare sulla tua amicizia. Giazāka llàhu khàyran !” “Vacci piano, Bin Hāmed… Devo chiedere l’autorizzazione all’Ammiraglio per questa iniziativa di attacco alle coste spagnole, cioè a casa dell’Imperatore e poi devo chiedere all’equipaggio se se la sente di andare nella tana del lupo… Sembra che l’ammiraglio stia per arrivare a Tunisi fra qualche giorno. Andrò a chiedergli l’autorizzazione di operare e se me la dà partiamo
wa t-tawfīq mina llāhi ta‛ālā
!

Alcuni giorni dopo la flotta barbaresca dell’ammiraglio Khayreddīn il Barbarossa entra nel porto di Tunisi e subito Marwān e Bin Hāmed vanno a chiedere udienza al Signore del mare, che la accorda loro. L’Ammiraglio ascolta con interesse Ben Hāmed e Marwān, approva il progetto e autorizza Marwān a compiere l’impresa pensata da Ben Hāmed, del quale apprezza l’intelligenza. Marwān, ottenuta l’autorizzazione del Barbarossa, racconta l’antefatto, spiega all’equipaggio della sua tartana il progetto di Bin Hāmed, e dice che l’Ammiraglio l’ha approvato.. L’equipaggio si dichiara disposto all’impresa e la tartana, di cui Marwān è rais, col favore del vento si mette in rotta verso occidente, tirandosi dietro la scialuppa di buon nuoto per lo sbarco fuori porto. Sulla prua Bin Hamed impaziente scruta verso occidente. La nave vola e, finalmente, appaiono all’orizzonte le coste dell’Andalus, mentre il sole sta calando dietro le alte cime della Sierra Nevada. Ammainate alcune vele la tartana procede lentamente verso la scogliera, che si trova a circa una lega dal litorale, e li si ferma dalla parte dell’alto mare, in maniera da rimanere perfettamente nascosta all’osservazione di chiunque possa esplorare il mare da terra. Così, fermi in agguato, gli incursori attendono il calar delle tenebre.

Sopravvenuta la notte, si salpano le ancore, si ritirano i cordami, si rizzano alberi e vele; mentre una parte rimane a bordo a guardia del legno e per le manovre necessarie a prendere il largo a compimento dell’impresa, la squadra d’assalto, capeggiata da Bin Hāmed e dal ra‹īs Marwān sale sulla scialuppa, che staccatasi dalla tartana, a forza di remi, scivola silenziosa verso la riva. La sponda, nel luogo dell’approdo, è avvolta nell’oscurità; solo un tenue chiarore di luna calante illumina debolmente le balze della montagna; il mare è leggermente mosso; si ode il rauco fiotto contro le circostanti scogliere. La natura è completamente addormentata, tutto si presta all’impresa e tutto la favorisce. Bin Hāmed salta a terra per primo, seguito da Marwān e dalla squadra d’assalto. Tutti dicono: “Al-hàmdu lillàh!”.
Un viottolo ripido e scosceso, fiancheggiato da folte boscaglie di lecci e querce, della lunghezza di circa mezzo miglio separa il litorale dalla proprietà del duca di Santa Fé. Il gruppo, guidato da Ben Hàmed, sale cauto e silenzioso e finalmente giunge al castello, che già fu del
Beni Sirāǧ; viene fatta una rapida e accurata esplorazione attorno alle mura esterne del fabbricato; dappertutto è quiete, garanzia di buona riuscita dell’impresa. In silenzio le mura vengono scalate e la squadra irrompe all’interno, sorprendendo nel sonno la servitù e il duca; l’azione del commando al lume delle torce è fulminea; tutte le persone presenti nel castello vengono rapidamente immobilizzate e legate tra grida e urli di terrore; messi i condizione di non nuocere gli abitanti del palazzo, Marwān e i suoi si danno al saccheggio di tutto quanto possono arraffare e distruggendo arredi e suppellettili. Blanca, svegliata di soprassalto dalle grida, si alza dal letto e corre verso la porta della stanza, quando la stessa si apre e un gigantesco negro dall’aspetto orribile, alla luce di una torcia, compare nel vano. Blanca emette un grido e sviene; il negro, passata la torcia a Bin Hāmed, avvolge Blanca in un ampio burnus, se la carica sulle spalle e, seguito da Bin Hāmed, corre a rotta di collo giù per la china. Giunti al litorale, Bin Hāmed e il negro, che con grande delicatezza ha portato Blanca, salgono a bordo della scialuppa, restando in attesa di Marwān, che arriva poco dopo con gli incursori, carichi di bottino saccheggiato nel castello. Subito la scialuppa prende il largo a forza di remi, fino alla tartana, che, immediatamente, mette le vele al vento.

Il ra‹īs dirige la tartana su Algeri, per non correre il rischio di incontrare vascelli corsari cristiani sulla rotta per Tunisi. Quando Blanca rinviene quale non è la sua sorpresa nello scorgere al lume di una lanterna il viso di Ben Hāmed. Prima che Blanca riesca a proferire parola Ben Hāmed la tranquillizza, dicendo: “Nella razzia al castello a nessuno è stato torto un capello! Certo lo spavento è stato grande e la rapina necessaria per far pensare a una impresa piratesca con rapimento a scopo di riscatto. Amore mio, subito dopo aver assistito all’orribile autodafé, un pensiero terribile ha attraversato la mia mente… Cosa potrebbe succedere alla mia adorata, se la sua conversione all’Islàm viene alla luce, per la denuncia di qualcuno dei servitori, che ci hanno accompagnato all’Alhàmbra? Non posso lasciarle correre il rischio di cadere nelle grinfie del Sant’Uffizio? Che fare? Subito ho pensato al ratto con l’aiuto di un amico fraterno…. Che è un corsaro! Non ti ho detto nulla per non farti stare in pensiero, con il pericolo di destare sospetto. E ho pensato anche a tuo padre. Con questa impresa, formalmente piratesca, la sua posizione non sarà danneggiata, come lo sarebbe stata nel caso di scoperta della tua conversione… perché, come si dice, i discepoli di Fray Tomàs non guardano in faccia a nessuno… Immagina con quanto godimento metterebbero alla tortura un duca di Santa Fé, la cui figlia ha scelto l’Islàm, soprattutto per mettere le loro mani adunche di avvoltoi umani su tutti i suoi beni! Non preoccuparti per lui e per la servitù; a nessuno, come da preciso impegno di tutti, quando l’impresa fu pianificata, i miei fratelli non hanno torto un capello, però il saccheggio, come già ti ho detto, è stato necessario per dare verosimiglianza all’impresa piratesca e al tuo rapimento.” “Allàh sia lodato e ringraziato!” balbetta Blanca-Khadìgia, ancora sotto shock.

(continua)

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Al-Wafàa - n°6

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