La Scuola giuridica Malikita

Questo testo è un capitolo
del QUADERNO ISLAMICO N.  54:

LE QUATTRO SCUOLE GIURIDICHE

Edizioni del Càlamo – anno 2008.
€ 8.00
più spese postali (€ 1.50).
Testo molto importante
per la conoscenza dell’Islàm.

 

 

La scuola fu fondata dall’Imàm Màlik bin Anas bin ‘mir, da cui prende la denominazione. Il fondatore nacque a Medina nell’anno 93 d. e. (dopo l’egira) corrispondente al 712 miladico e.v. (era volgare). Il nonno paterno fu uno dei più eminenti Compagni medinesi del Profeta (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria) .

Le quattro scuole giuridiche, mappa

Màlik fu discepolo di Zùhri, il più grande studioso delle Tradizioni profetiche (Hadìth) del suo tempo e successivamente di Nāfi’ narratore di primo piano di Tradizioni profetiche (Hadìth). Egli non si mosse mai da Medina, tranne che per eseguire il Pellegrinaggio, per cui la sua conoscenza si limitò alle fonti disponibili a Medina.

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L’Imàm Malik insegnò Tradizioni profetiche (hadìth) per ben quaranta anni e fu autore di una compilazione di Tradizioni profetiche e di athār (آثار = plur. di أَثر / àthar = tradizione canonica musulmana e sinonimo di حـديث = hadìth) dei Sahàbah ® (i Compagni del Profeta, che Allàh si compiaccia di loro) e dei loro discepoli, a cui pose il nome di al-muwatta’, che significa “la pista”, cioè il sentiero, la strada spianata, che si forma su un terreno a seguito del continuo passaggio di viandanti; come metafora che quanto contenuto nel suo libro (la più ricca collezione di Hadīth / حديث del suo tempo) era la linea di condotta tenuta concordemente dai Compagni del Profeta ® sulla base dell’insegnamento di quest’ultimo e dagli abitanti di Medina. Questa raccolta, che fu compilata nel primo periodo del califfato abbaside, è considerata come il più autentico Libro di Tradizioni profetiche, al punto che l’Imàm Shàfi’i ebbe ad affermare che dopo il Libro di Allàh nessun Libro è così autentico come al-Muwàtta’ di Malik.

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L’Imàm, prima di giungere alla stesura definitiva della raccolta, esaminò ben diecimila documenti contenenti tradizioni profetiche e, dopo attento studio dell’immenso materiale raccolto, ne selezionò solo circa duemila (scartandone ottomila). Per l’esattezza la Raccolta contiene 1831 tradizioni profetiche.

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Il califfo abbaside Abu Già’far el-Mansùr
(754 – 775 e. v.), dopo la sua ascesa al califfato nell’anno 136 d.e. (dopo l’egira), si recò nello stesso anno in pellegrinaggio alla Mecca e sulla via del ritorno passò da Medina e vi sostò. Nella sosta incontrò l’Imàm Malik e, siccome egli desiderava avere un codice di norme basate sulla Sunna del Profeta (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria) da applicare uniformemente su tutto il territorio del califfato disse a Malik che intendeva imporre come codice a tutti i sudditi del califfato. Màlìk rifiutò che esso venisse imposto d’autorità, poiché, diceva, i Sahàbah ® si erano sparsi nell’impero islamico e avevano portato con loro altre parti della Sunna, che anche esse dovevano essere prese in considerazione in qualsiasi legge dovesse essere imposta dallo Stato.

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Ecco come andarono le cose. Quando il Califfo incontrò Màlik fece il seguente discorso: “Ci sono delle differenti opinioni riguardo alla legge tra i giuristi nelle diverse regioni dell’Impero. Tutta la scienza giuridica e gli studi di giurisprudenza sono concentrati nel Higiàz e voi siete il più eminente dei giurisperiti. Desidero che il vostro libro sia posto in posizione eminente nel sacro recinto della Mecca affinché tutti facciano riferimento a esso nelle questioni giuridiche. Desidero, inoltre che copie di al-Muwàtta’ siano diffuse in ogni parte dell’Impero, affinché le decisioni giudiziali vengano prese in conformità ad esso”. L’Imàm replicò:
“I Compagni del Profeta ® si stabilirono in ogni regione dell’Impero. Le loro opinioni giuridiche e i loro verdetti impongono il rispetto e riverenza dei giuristi nelle diverse regioni dell’impero e la gente di quelle regioni segue le loro opinioni. A queste condizioni, la gente non deve essere forzata a seguire le opinioni di un singolo giurisperito, il quale non è infallibile, dopo tutto, e può commettere errori.”

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Come già precedentemente riferito, l’Imàm Màlik passò tutta la sua vita a Medina e pertanto ebbe accesso diretto alle più autorevoli autorità in fatto di Tradizioni profetiche, in quanto la maggior par parte dei Compagni del Profeta e dei loro successori vissero e morirono a Medina e narrarono detti, fatti, discorsi, precetti del Profeta (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria) appresi e messi in pratica dagli abitanti di Medina. Nell’anno 764 e.v. l’ imàm Màlik venne bastonato in pubblico per ordine del governatore di Medina, di nome Già’far bin Sulaymàn e zio del Califfo, perché aveva dato il parere giuridico che il divorzio eseguito sotto costrizione non era valido. Questo parere giuridico si opponeva alla pratica dei califfi abbasidi di aggiungere al giuramento di fedeltà dato dai sudditi la clausola che la rottura del giuramento comportava automaticamente il divorzio. Màlik venne legato e bastonato con settanta colpi fino al punto che le sue spalle vennero talmente slogate, che egli non fu più in grado di mettere le sue braccia sul petto nella posizione di recitazione (قراءة = qirà<>ah) durante l’esecuzione del rito d’adorazione (الصَّلاة = as-salàh). Da questo è nata la pratica di eseguire la recitazione della sura
al-fàtihah
(
الفاتحة) e seguenti con le braccia lungo i fianchi, durante il rito di adorazione, in contrasto con il detto profetico: “Eseguite il rito di adorazione come avete visto eseguirlo da me” in base al quale il Musulmano, in obbedienza all’àyah che dice:
“C’è per voi nell’Apostolo di Allàh il modello esemplare di comportamento “(C.XXXIII – i confederati - 21) deve eseguire il rito con le modalità indicate dal Profeta (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria), cioè mettendo le mani sul petto, la destra sopra la sinistra, nel momento della recitazione.

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Nonostante il doloroso supplizio della bastonatura in pubblico, l’Imàm non si inchinò al decreto illegittimo del potere e questo accrebbe la rinomanza della sua dignità e della sua grandezza di spirito. Già’far ordinò che Malik fosse portato in giro per le vie della città su un cammello e che facesse da banditore a se stesso. Malik proclamò: “Chi mi conosce mi riconoscerà, e per chi non mi conosce io sono Malik bin Anas e dico che il divorzio imposto con la violenza è nullo!”. Quando venne riferito a Giàafar quello che Malik proclamava, disse: “Correte a tirarlo giù dal cammello!”.

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Anche il celeberrimo califfo abbaside Harùn
ar-Rashìd
(786 – 809 e. v.) fece la stessa richiesta e anche a lui Màlik oppose rifiuto per le medesime ragioni, opposte al suo predecessore. Disse il Califfo: “Devi venire con me a Damasco, perché ho deciso di far diventare la dottrina religiosa dello stato il tuo Kitàb al-muwàtta’ come fece
Othmàn ibn ‘affàn
(
عثمان بن عفَّان رضى الله عنه
) con il Corano!”. Rispose Malik:” Non c’è nessuna giustificazione per rendere obbligatorio seguire Kitàb al muwàtta’  a tutti gli abitanti dell’Impero. Infatti dopo la morte del Profeta (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria) i suoi Compagni andarono a insegnare l’Islàm nelle diverse contrade e ciascuno di loro ha insegnato gli ahadìth che conosceva; per questo motivo alcuni ahadìth prevalgono in un luogo e altri in un altro”. Egli fu rinomato oltre che per la sua vasta padronanza nella scienza del Hadìth e della sua profonda conoscenza del Sublime Corano, anche e soprattutto per la sua sincerità, la sua fede, il suo timore di Allàh. Egli non si vergognò mai di dire “ Non lo so”, quando gli veniva chiesto qualcosa di cui non era sicuro, e non registrò un hadìth, se non dopo avere fatto l’abluzione. Per venticinque anni non partecipò mai a riunioni. Quando gliene fu chiesto il motivo rispose: “Temo di vedere cose vietate, che avrei l’obbligo di correggere”. Un giorno un tale gli chiese la spiegazione del significato del frammento di àyah che recita: “Il sommamente Misericordioso si assise sul Trono”. Rispose: “Il come è inintelligibile; che si assise è noto; credervi è d’obbligo; fare domande in proposito è eresia e tu sei un eretico!”.

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Suoi detti

“La scienza non consiste nell’abbondanza delle notizie che ci sono state trasmesse: è una luce che Allàh pone nel cuore”.

“La ricerca del sapere è cosa buona e bella, purché dall’alba al tramonto tu consideri quale è il tuo dovere e non te ne allontani”.

“Gli ulamà< non devono esporre la scienza a chi non obbedisce ai suoi precetti, perché così facendo la avvilirebbero. Nel Giorno del Giudizio l’interrogatorio degli ulamà< sarà severo quanto quello dei Profeti”.

“I finti devoti nella moschea sono come gli uccelletti in gabbia: appena si apre la porta volano via”.

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Ricevette tradizioni profetiche da novecento shàykh, di cui trecento appartenenti alla generazione successiva a quella del Profeta (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria).

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L’Imàm Malik morì nella città della sua nascita, a Medina, nel 801 e.m. (altri dice 170 d.e. / 795 e.v.) all’età di 83 anni (altra fonte 199 d.e./ 814 e.v.).

 

 

Formazione della Scuola Malikita

Il metodo usato dall’Imàm Malik era basato sulla esposizione del desto di un hadìth con successiva elaborazione del suo significato nel contesto del problema del giorno. Egli esponeva ai suoi discepoli Hadìth   حديثe athàr (pareri giuridici del Sahàbah) /  أثآر su vari argomenti della legge islamica e successivamente trattava le loro implicazioni e anche si faceva informare circa problemi sorti nelle aree di provenienza degli studenti, poi narrava hadìth e athàr, che potevano essere adoperati per risolverli. Malik dopo che venne pubblicato Muwàtta’ ne fece il libro di testo per i suoi discepoli, ma faceva aggiunte o sottrazioni ogni volta che gli giungeva una informazione. Egli evitava assolutamente di fare ipotesi giurisprudenziali (fiqh فقه ) per cui gli allievi della sua Scuola vennero chiamati
la Famiglia del Hadìth
(
أهل الحديث = àhlu-l-hadìth).

 

 

 

Le fonti usate dalla Scuola malikita

1 – Il Sublime Corano

2 – la Nobile Sunna

Erano però utilizzati da Malik soltanto quegli Hadìth, che non erano in contrasto con la pratica abituale degli abitanti di Medina. Non venivano da lui presi in considerazione Hadìth che fossero in contrasto con le prassi medinesi, mentre utilizzava Tradizioni profetiche che gli venivano raccontate solo se nessuno dei trasmettitori era considerato un bugiardo o noto come persona di memoria molto debole.

3 – La pratica degli abitanti di Medina (sunna di Medina)

Questa fonte venne adottata da Malik in considerazione del fatto che gli abitanti di Medina erano i diretti discendenti dei Compagni del Profeta ® e che Medina era la città dove il Profeta (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria) aveva vissuto gli ultimi dieci anni della sua vita, per cui le pratiche medinesi dovevano essere state permesse, se non incoraggiate, dal Profeta stesso (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria). Egli considerò la comune pratica medinese, su questioni legali e rituali, civili e religiose, come una forma alta di Sunna autentica, narrata dai fatti, piuttosto che dalle parole.

4 – l’opinione condivisa da tutti i Sahàba

5 – l’opinione di un Sahabi non condivisa da altri.

Tuttavia l’opinione condivisa da tutti i Sahàba aveva la precedenza sulle opinioni individuali e quando questa non c’era egli dava la precedenza all’opinione del singolo Sahàbi sulla sua stessa opinione.

6 – l’analogia (al-qiyàs)

Malik adoperò il ricorso al ragionamento analogico in materie non coperte dalle fonti precedentemente esposte, ma fu molto cauto nel farne uso a causa della soggettività di questo metodo.

7 – usanze medinesi particolari

L’Imàm tenne in considerazione anche alcune particolari usanze medinesi, non in contrasto con Hadìth ben noti, sul presupposto che tali usanze, benché relative a istanze isolate, devono essere state ereditate dalle generazioni precedenti e legittimate, quindi, dai Compagni, o addirittura, anche dal Profeta stesso (Allàh lo benedica e l'abbia in gloria).

8 – Istislāh ( الإستصلاح = ricerca di ciò che è più adatto alla situazione)

Il principio dell’Istihsān ( الإستحسـان = Preferenza  = il far prevalere sulla norma basata sull’analogia un’altra dettata da considerazioni di utilità pratica e di equità), elaborato da Abu Hanifah, fu applicato anche da Malik e dai suoi discepoli, che ne chiamarono la sostanza con il termine istihlāh, che significa, semplicemente cercare ciò che è più adatto alla situazione. Esso ha come oggetto materie che hanno importanza per il benessere dell’uomo, ma che non hanno formato specificamente oggetto di norme della Sharì’ah. Un esempio si trova nella sentenza di Alì ibn Abi Talib, che Allàh lo esalti, il quale decise che un gruppo di persone che prese parte a un omicidio era responsabile di esso alla stregua di colui che ne fu l’autore materiale. I testi legali della sharì’ah prevedevano soltanto l’ipotesi di responsabilità del solo autore dell’omicidio. Un altro esempio è il diritto di un governante musulmano di imporre tasse ai ricchi, oltre alla Zakah, se l’interesse pubblico lo richiede, mentre nella Sharì’ah è previsto solo il prelievo della zakàh. Per dedurre norme appropriate a fronteggiare bisogni, sorti da situazioni concrete, l’imàm Màlik, più che fare ricorso al qiyàs, applicò il principio dell’istislàah, con il quale viene sostituito al criterio soggettivo nell’apprezzamento di ciò che è buono e conveniente dell’istihsàn il criterio oggettivo della “màslahah”, utilità, sottoposta a tre condizioni: essere indubbia, generale e di grave necessità. Secondo al-Ghazàli casi di maslaha sono: la conservazione della religione, della vita, della ragione, della famiglia e dei beni acquisiti.

9 – ‘ùrf

Come Abu Hanifah, anche Malik considerò le usanze e le abitudini sociali di popolazioni inglobate nell’impero islamico come possibili fonti di norme secondarie nella misura, in cui esse non fossero in contraddizione con la lettera, o lo spirito della sharì’ah. Un esempio può chiarire il concetto. In Siria la parola dàbbah  دابَّة significa cavallo mentre in Arabia la parola significa bestia quadrupede. Un contratto stipulato in Siria tra Siriani, avente per oggetto un cavallo, non necessitava di precisazione ulteriore dell’oggetto, mentre altrove, nel mondo arabo, sarebbe stata necessaria una più chiara definizione di cavallo.

 

Estensione della Scuola

Oggi i seguaci della Scuola malikìta si trovano nell’Alto Egitto, nel Sudan nel Nord Africa (Tunisia, Algeria, Marocco) Africa occidentale (Mali, Nigeria, Ciad..), Stati del Golfo Arabo (Kuwait, Qàtar e Bahràyn)

 

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