Parole di origine araba

Nomi comuni della lingua italiana
che hanno origine da parole
della lingua araba

 

Darsena - Dall’arabo Dār aṣ-ṣinā‛ah [ la casa (dār) della fabbrica (ṣinā‛ah)]. Si chiama così la parte più interna del porto, fornita di officine e,eventualmente, di un bacino di carenaggio, dove si eseguono lavori di riparazione, o anche si custodiscono le navi in disarmo.

Divano - Ampio sedile imbottito, destinato a più persone, collocato generalmente lungo una parete in ambienti di soggiorno, dall’arabo dīwān (pronuncia dìiiwàaan) con il significato di sedile con cuscini (divano).

 

Diwàn - Con questa parola si indicano le raccolta di poesie e di poemi prodotti da poeti arabi e persiani.

Dogana - È il nome che designa l’ufficio preposto al controllo delle merci che attraversano, in entrata e in uscita, il confine dello stato. Anche questa parola viene dall’arabo dīwān, che tra le sue diverse accezioni ha anche quella di: registro dell’amministrazione statale, ufficio governativo, segreteria, cancelleria, governo.

Facchino - Dall’arabo faqīh che significa giureconsulto. Così veniva chiamato il legale chiamato a dirimere controversie doganali. Il passaggio al significato di “ portatore di pesi” è avvenuto in seguito alla crisi economica del sec. XIV allorché i giureconsulti di dogana furono costretti a piccoli commerci di stoffe, che essi trasportavano a spalla di piazza in piazza.

Fachiro - Dall’ arabo faqīr che significa povero. Con questo termine si indica l’affiliato a una confraternita di mistici sedicenti musulmani. Così chiamato il religioso mendicante indù dedito a pratiche ascetiche, che conducono a fenomeni di insensibilità e di catalessi e per estensione ciarlatano che si sottopone vistose esibizioni di autolesionismo..

Fardello - Dall’arabo farḍ che significa mezzo carico di cammello. Grosso e pesante involto da portare, per lo più, a spalle. Figuratamente: l’insieme delle contrarietà e degli oneri e dei doveri che uno è costretto a subire dalla vita.

Feluca - Dall’arabo Fàlūk barca a vela del Nilo. Piccolo veliero d’un tempo, attrezzato con due alberi a falcese, ciascuno con una vela latina (triangolare).

 

Per somiglianza si chiama feluca il copricapo a due punte introdotto dalla rivoluzione francese e anche quello che fa parte delle alte uniformi o delle divise di gala degli ambasciatori e delle alte gerarchie civili e militari.


Napoleone Bonaparte con feluca

Fez - Il copricapo di lana a forma di cono o di calotta, tradizionale nei paesi arabi del Mediterraneo e adottato anche in alcune uniformi militari europee (di colore rosso quello dei bersaglieri italiani. Dalla città di Fez in Marocco.

 

Fondaco - Dall’arabo fùnduq, che significa albergo. Magazzino di merci, spesso di notevoli proporzioni, che gli antichi commercianti erano autorizzati ad aprire in empori commerciali stranieri.

Fustagno - Da al-Fustāt (l’accampamento), il nome del primo insediamento arabo-islamico in Egitto, fondato nel 639 e.v. da Amr ibn al Āṣ, il liberatore dell’Egitto (Mìṣr) dal dominio bizantino (641 e.v.). Viene chiamato anche Antica Cairo, perché ivi, il conquistatore fatimide aṣ-Ṣiqìlliyyu (il siciliano) fondò al-Qāhirah nell’anno 969 e.v che divenne capitale dell’anti-Califfo fatimide. Nome dato a un panno forte e compatto di cotone o di lana di poco prezzo, prodotto a Fustāt.

(continua)

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Al-Wafàa - n°7

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