Nasreddìn

Un giorno alcuni preti si rivolgono a Nasreddìn e gli chiedono: “ O Nasreddìn, non riusciamo a decifrare un mistero. In che modo il vostro Profeta (Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria) è salito nel cielo per il mi’rāǧ ?”.

E Nasreddìn, immediatamente: “Nello stesso modo in cui è salito al cielo il vostro Gesù!”.

Nota
Nasreddìn era a conoscenza che i suoi preti credevano all’ascensione di Gesù secondo il vangelo, dopo la sua crocifissione, morte e resurrezione [ cosa non rispondente a verità] ma sapeva, per testimonianza di Allàh (gloria a Lui l'Altissimo), del quale non c’è testimone più attendibile, che Gesù era stato fatto ascendere in cielo da Allàh∞, che lo volle salvare dal complotto omicida della classe dominante ebraica nella Palestina, allora occupata dai Romani.

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Un giorno, Nasreddìn monta n groppa al suo asino e si mette in movimento. Alcuni passanti gli chiedono: “O Nasreddìn, dove vai?”

Nasreddìn risponde:
“Vado a ṣalātu-l-giùmu’ah”.

Osservano: “Ma oggi è solo il terzo giorno (della settimana)!”.

Nasreddìn: “Questo è vero! Ma non so se con questo asino ce la faccio ad arrivare in tempo”!”.

Nota
ṣalātu-l-giùmu’ah” è il rito d’adorazione congregazionale, a cui tutta la comunità locale è tenuta a partecipare nel sesto giorno della settimana (il venerdì) che si chiama
yàumu-l-giùmu’ah
.
La domenica è il primo giorno della settimana
(yàumu-l-àḥad),
il lunedì è il secondo (yaumu-thānī),
il martedì il terzo (yàumu-th-thlathā‹)
il mercoledì è il quarto (yàumu-l-arba‛ā‹),
il giovedì il quinto (yàumu-l-khamīs),
il venerdì il giorno della congregazione
e il sabato, settimo giorno della settimana:
yàumu-s-sàbt.

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Un giorno, la moglie di Nasreddìn rese la sua anima ad Allàh (gloria a Lui l'Altissimo) e Nasreddìn, rimasto vedovo, piange sconsolatamente. I vicini e gli amici lo consolano: “Sii paziente, o Nasreddìn, in verità, noi apparteniamo ad Allàh (gloria a Lui l'Altissimo) e, in verità, stiamo facendo ritorno a Lui. Nessuno muore se non con il permesso di Allàh. Quando un evento è scritto, è inevitabile. Ti troveremo una moglie!”.

Dopo qualche giorno, morì l’asino e Nasreddìn piangeva ancora più sconsolatamente di quando gli è morta la moglie.
Gli chieserono: “O Nasreddìn, come mai quando è morta tua moglie ti sei subito consolato e ora sono giorni che continui a piangere per la morte dell’asino?”
E Nasreddìn: “Perché nessuno mi ha ancora detto: 'Ti troveremo un asino!' ”.

Nota:
Le parole in neretto sono due āyat del Sublime Corano.

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Al-Wafàa - n°7

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