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Al-nadīr
Anno 1980

Il presidente ḤĀFIZ AL-ASAD ha parlato per due ore nel discorso celebrativo del 17° anniversario della presa del potere. Nel suo discorso ha parlato dei mugiāhidīn e delle loro eroiche imprese, del generalizzarsi dell’opposizione popolare e del vacillare della sua dittatura. Questi argomenti l’hanno fatto andare fuori del discorso scritto con ripetizioni di parole e di idee, rivelando, anche nella sua voce tremolante, quanta paura metta addosso a lui e ai suoi collaboratori il risorgimento dello spirito dell’Islām in Siria.

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Asad ha cercato di presentare se stesso come un democratico, dando al popolo il diritto di criticare e di esprimere la sua opinione, dimenticando di quando ritirō dal fronte meridionale aerei da caccia e carri armati per mandarli nelle citā della Siria con l’obiettivo di distruggere coloro che avevano dichiarato la loro rivolta contro il suo regime corrotto, rifiutando di subire l’oppressione e la degradazione morale da esso imposta al popolo.

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Tutti i dicasteri del governo di al-Asad hanno sempre dichiarato, fino al giorno del discorso, che tutto andava normalmente, ma nel suo discorso al-Asad č stato costretto ad ammettere che in diverse cittā č in corso una rivoluzione islamica. Questo equivale al riconoscimento che, nonostante sia passato un anno, dall’inizio della repressione violenta del Movimento di Liberazione dalla dittatura sotto la bandiera dell’Islām, nonostante la ferocia degli attacchi, egli non ha modo di fermare la rivolta che si accende dappertutto.

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Tutti i tentativi di catturare i cuori delle masse sono falliti, perché la societā dei veramente credenti senza fronzoli teologici in Allāh e nel Suo Messaggero sostiene con forza e con tutti i mezzi la rivolta, nella speranza di recuperare il rispetto di loro stessi, l’onore e l’orgoglio nazionale.

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L’opposizione contro lui e i suoi accoliti cresce e tutto il popolo musulmano non ne vuol pių sapere di loro, delle loro regole e delle loro leggi. Egli dice che ci sono traditori in mezzo al popolo e con questa sua convinzione egli considera qualsiasi critica al suo operato, come una pugnalata alla schiena a lui e al suo regime. Poiché egli, come ogni dittatore, vede ogni parola di veritā come un’arma puntata contro di sé.

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Il discorso del dittatore č farcito di insulti, modo di fare caratteristico di chi sente sfuggirgli di mano il potere e vicina la fine di esso.

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Quando il dittatore parla dell’Islām, si dā l’aria di uno che prega da 30 anni e lo dice come per farsene un vanto! Al popolo, perō, non interessano le sue vanterie e questo suo “ritorno di fiamma per l’Islām” non č visto di buon occhio, dai suoi amici, perché essi lo conoscono e sanno chi č! L’Islām non č una parola con cui riempirsi la bocca e neppure una medaglia da appendersi al petto.

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L’Islām č una linea di condotta, costituita dalla pratica del bene; uno stile di vita equilibrato che contempla questa vita e quella futura; atti di adorazione caratterizzati dalla sinceritā e prassi politica attuata da uomini onesti dalle mani pulite. Questo č l’Islām che la maggioranza del nostro popolo vuole e questo č l’Islām che non fa dormire il presidente al-Asad e i suoi correligionari.

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Il nostro popolo non s’č mai messo in ginocchio davanti agli oppressori stranieri e ai dittatori nostrani e, ogni qual volta, se ne č presentata l’occasione, siamo insorti. Adesso siamo sul punto, Allāh volendo, di sbarazzarci di questi dittatori, sperabilmente per sempre. Per questo saremo perseveranti sulla via della Rivoluzione, bagnata dal nostro sangue e resa luminosa dalle nostre sofferenze. Vinceremo, Allāh volendolo! La battaglia č in corso e tutto il popolo musulmano č con noi, combattenti per la libertā! Non ci separeremo mai dalle nostre armi, se non nel caso di vittoria o di martirio. Vittoria sotto la bandiera dell’Islām e morte per la Causa di Allāh.

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Sono passati 32 anni. Hāfiz al-Asad č morto e gli č succeduto il figlio Bashār nel trono presidenziale. La brace sotto la cenere ha ridato fuoco alla Rivolta popolare nel nome dell’Islām contro la dittatura blasfema, i cui servitori gridano: lā ilāha illā bašār (non c'č dio, se non Bashār!). Il bagno di sangue continua.


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