Islàm:
dottrina e prassi

PREFAZIONE DELL’AUTORE

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 La lode appartiene tutta ad Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce, e avvolgano la Sua pace e la Sua benedizione il Profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, i suoi successori ben guidati, Abu Bàkr, ‘Ùmar, ‘Uthmàn, ‘Alìyy, la sua famiglia e i suoi Compagni, che Allàh si compiaccia di loro. Il ben guidato è colui che Allàh* lo guida, mentre nessun maestro troverai capace di mettere sulla retta via colui che Allàh* disvia. Attesto che nessuno ha titolo per essere Padrone dell’uomo tranne Allàh* e attesto che Muhàmmad è l’Apostolo di Allàh. Un quarto di secolo fa, le mie prime letture di testi che parlavano dell’Islàm sono state le opere di uno dei massimi pensatori del 14° secolo dell’egira, il prof. Sàyyid Abu al à’la Maudùdi, che Allàh gli usi misericordia e lo accolga fra i Suoi eletti. In omaggio a Maulàna Maudùdi ho messo per iscritto in questo libro il mio pensiero islamico, ricalcando una delle sue opere, di cui esiste una traduzione in italiano dal titolo VIVERE L’ISLAM, che, a mio avviso, non rende giustizia alla straordinaria caratura del pensiero di Maulàna. E poiché nell’ambito islamico ciò che più conta è la comunicazione con precisione linguistica e concettuale del messaggio sono stato indotto a rielaborare la traduzione esistente del testo maududiano al solo scopo di offrirne al lettore una veste in lingua italiana degna del livello intellettuale del grande pensatore musulmano e dell’importanza che la sua opera ha avuto e continua ad avere nel progetto di rinascita della consapevolezza isla-mica in terra d’Islàm e di costruzione di una autentica identità islamica in coloro i quali, in qualsiasi parte del mondo, intravedano nell’Islàm la sola via di liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo. Date a Cesare ciò che appartiene a Cesare e a Dio ciò che appartiene a Dio. La radicale dicotomia espressa da questa formula ha originato nella storia occidentale un processo di decadenza, culminato, dopo la sconfitta dei tentativi ghibellini, nella secolarizzazione umanistica e nel laicismo democratico. Il cristianesimo, terminato nella culminazione laicista, che esso stesso aveva preparato, ha abituato gli Occidentali a considerare città terrena e città di Dio come due realtà totalmente separate. Nulla di tutto ciò nella concezione islamica dell’uomo e del mondo, nella quale vi è un’unità assoluta di politica e di religione, di sfera sacra e di sfera secolare, di autorità spirituale e di potere temporale, sicché non esistono, nella dottrina islamica, i concetti di Stato e di Chiesa quali rappresentazioni di due realtà distin-te. Nell’ordinamento islamico tutte le attività necessarie all’esistenza dell’uomo hanno una connotazione religiosa, in quanto regolate dalla Sciarì’ah (la Legge sacra).ഊCerca di ottenere, con quello che Allàh ti ha dato in sorte, la dimora futura, e non dimenticare i tuoi doveri in questo mondo; sii, inoltre, buono, come Allàh è stato buono verso di te, e non perseguire la corruzione sulla terra, perché Allàh non ama i corruttori. (Corano, 28/77) Quest’àyah esprime con chiarezza il principio dell’esistenza di un indissolubile legame tra la vita terrena e la vita futura. Perciò anche l’attività politica o quella economica, che la cultura del mondo occidentale colloca in un ambito esclusivamente mondano, nell’Islàm rivestono un carattere religioso, in quanto Allàh, sia gloria a Lui l’Altissimo, ha dato agli uomini un Codice di Vita che contiene, oltre alle norme che essi devono osservare nel rapporto con Lui, anche norme per la loro vita sociale, in ogni campo di attività ed in ogni sfera d’azione, nonché i precetti di compor-tamento che devono essere osservati nelle relazioni con le creature non umane e con l’ambiente. Questo complesso di norme e di regole, per il fatto di avere per fonte legislativa il Creatore dell’universo e dell’uomo è insuscettibile di migliorie da parte di nessun legislatore terreno. Gli uomini, infatti, non possono superare Allàh* in sapienza. 

‘abdu r-Rahmàn 
Ramadàn 1421