imām al-Ghazāli 
Sappi, o figliuolo

Introduzione

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L’autore di quest’opera č Muhāmmad bin Muhāmmad bin Muhāmmad bin Ahmad Abu Hamėd alGhazāli atTųsi. Nasce a Tabirān nelle vicinanze della cittā di Tus, che si trova in Khurasān, nel 450 dell’Egira, corrispondente al 1058 dell’era miladica. Fa i suoi studi di giurisprudenza islamica (alfiqh) nelle cittā di Tus, Giurgiān e Nishapųr, poi viaggia per perfezionarsi, visitando i maggiori centri di studio e di ricerca del mondo islamico dell’epoca. Si reca alla Macca alMukārramah e a Madina alMunāwwarah, dove frequenta le lezioni del luminare del diritto islamico, che insegna in quelle due cittā, l’imām ’Abd elMālik bin ’Abdullāh bin Yųsuf bin Muhāmmad abu lMa’āli Rųknu dDėn, alJuwaynėyyu, il quale, tenendo cattedra alla Mecca e a Medina, le due cittā sante (alHaramāyn) dell’Islām, riceve il titolo di Imām alHaramāyn. A Madina, Abu Hamėd alGhazāli segue le dotte lezioni dell’Imām alHaramāyn, divenendo un eccellente esperto in giurisprudenza della Scuola sciafi’ėta, in logica, nelle dottrine razionaliste delle scuole filosofiche del suo tempo, fino alla morte dell’Imām. Dopo la morte dell’Imām, Abu Hamėd alGhazāli si reca a Baghdād, la Capitale del Califfato Abbaside, durante il regno del califfo alMųqtadhi (10751094 e.m.). Si rende necessario a questo punto un sintetico quadro della situazione politica del tempo. Il Califfato č frammentato in diversi emirati e sultanati autonomi, tutti dipendenti, formalmente, da Baghdād, dove il potere č esercitato, in nome e per conto del Califfo, da una dinastia turca, originaria del Turkestan, detta Selgiuqide dal nome del suo capostipite. E questo da quando Tug/ril Beg, nipote di Selgiųq, insignoritosi di Baghdād, dopo aver conquistato Khurasān e Persia, riceve dal Califfo alQā‹›im (il 26° califfo della dinastia abbaside) la dignitā di Sultān. con diritto ereditario, nell’anno miladico 1058, affidandogli il governo politico e militare dei territori conquistati. Alla morte di Tug/ril Beg, che avviene a Rāyy nel 455 e./1063 miladico, gli succede il nipote Alp Arslan, al quale il Califfo, che era ancora alQā‹›im, conferma la dignitā sultaniale. Il neosultano nomina come suo visir uno studioso di storia e giurisprudenza islamica, che si č formato nella scuola di Nishapųr, originario di Tųs, di nome Hāsan bin Ali, al quale dā, per le sue benemerenze, il titolo di Nizāmulmųlk. Nella crisi per la succcessione, alla morte di Alp Arslān (465 e./1072 miladico), Nizāmu-lmųlk appoggia Malik Shāh, il quale, divenuto Sultano nel 1072, lo conferma nella dignitā di visėr e lo insignisce, inoltre, del titolo di AtaBég (padre signore), affidandogli il governo dello stato selgiuqide. Tra le realizzazioni dell’attivitā di governo di NizāmulMųlk c’č la fondazione della Mādrasah di Baghdād, che da lui prende il nome di alNizamėyyah. e in cui c’č una cattedra di insegnamento teologico. Nel 484 e./1091 miladico Nizāmu-lmųlk, avendo apprezzato l’acume giuridico e la profonda dottrina teologica e filosofica, con cui Abu Hamėd alGhazāli si era messo in luce nella sua attivitā culturale a Baghdād, gliela assegna. Le sue dotte e profonde lezioni alla Nizamėyyah procurano ad Abu Hamėd alGhazāli una straordinaria rinomanza in tutta l’area del mondo islamico, sicché un grande numero di studiosi viene a Baghdād per ascoltare le sue lezioni. Dopo quattro anni di insegnamento si dimette, lasciando Baghdād. La causa delle sue dimissioni č una profonda crisi di identitā, prodotta in lui dal suo grande successo mondano; un successo dal quale egli incomincia a temere gli possa derivare la sua perdizione per l’eternitā nella vita futura. Si reca per purificarsi in Palestina ad alQųds e poi in Siria a Dimāshq, dove cade nella rete delle speculazioni teologiche del Sufismo, completamente aberranti dall’Islām, sotto l’involucro del quale si nasconde un sistematico guazzabuglio di pensieri introvabili nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna. A Dimāshq (Damasco) vive per dieci anni, macerandosi in pratiche sufiche elaborate dai filibustieri dello spirito dell’epoca, al servizio della causa del fuorviamento dalla retta via dell’Islām. Il suo fuorviamento, perō, grazie ad Allāh, rifulga lo splendore della Sua Luce, ha termine, quando si rende conto che il Sufismo non č Islām, perché l’Islām č la via dell’equilibrio tra la spiritualitā e la fisicitā, che si realizza soltanto nella pratica del Sublime Corano e della Nobile Sunna, secondo gli Insegnamenti del Profeta Muhāmmad* giā e non secondo i vaneggianti insegnamenti di questo o di quel sāhib assaggiādah, pių o meno allampanato! Da questo ravvedimento scaturisce l’opera principale dell’imām Abu Hamėd alGhazāli: Ihyā‹’ulųmi dDėn (la Rivivificazione delle scienze religiose). Si reca in Mėsr (Egitto) dove visita alQāhirah e alIskandarėyyah. Da Mėsr fa ritorno in patria, richiamatovi da Malik Shāh, e a Tabirān, dov’era nato, muore nell’anno 505 dell’Egira, corrispondente al 1111 miladico. ’abdu rRahmān b. abu Bākr b. Muhāmmad b.Sabiqi dDėn, Gialālu dDėn asSuyutėyyu, un emerito Mųjtahid della Scuola di diritto Sciafi’ėta fiorito nella seconda metā del XV secolo miladico in Mėsr, autore di opere in quasi tutti i rami del sapere islamico, ha raccolto in una sua opera, a proposito dell’imām Abu Hamėd alGhazāli, un giudizio generale nell’opinione pubblica e nell’ambiente religioso musulmano, secondo il quale “Se dopo il Profeta Muhāmmad* avesse potuto esserci un altro profeta, questo sarebbe stato, certamente, Abu Hamėd alGhazāli". Numerose sono le opere di Abu Hamėd alGhazāli, circa duecento, tra le quali sono notevoli quella dal titolo Kitāb tahāfut alfalāsifa (Il libro della reciproca distruzione dei filosofi) e Kitāb maqāsid alfalāsifa (Il libro delle tendenze dei filosofi). In occidente le opere di Abu Hamėd alGhazāli noto con il nome di Algasčl furono studiate da Ebrei e da Cristiani, i quali ne tradussero diverse in ebraico e latino, inserendo nel testo citazioni bibliche al posto delle citazioni coraniche. All’opera di Abu Hamėd alGhazāli si ispirō il grande pensatore e medico ebreo Mosheh ben Maimon, detto Maimonide (1135 1204 mil.), il quale, fuggito dall’Andalus (la Spagna musulmana), nel 1148 miladico, si recō in Egitto dove divenne il pių autorevole esponente della comunitā ebraica locale e dove scrisse, tra le altre opere, il libro intitolato “La guida degli smarriti”, terminata nel 1190 miladico, che č l’opera pių importante della filosofia ebraica. Attenti lettori di Abu Hamėd alGhazāli furono: il filosofo francese René Descartes, latinizzato in Cartesio (15961650), iniziatore del soggettivismo moderno; il filosofo francese Blaise Pascal (16231662); il filosofo tedesco Emmanuele Kant (17241804), il massimo filosofo dell’etā moderna; il filosofo inglese Bertrand Russel (1872 1970).