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QI-92
L'eredità nell'Islàm

Il destino ineluttabile di ogni creatura umana è quello di morire e di finire nella tomba, che è il punto di partenza dal tempo e l’entrata nelle dimensioni dell’eternità.

 

Le cose che formano il suo patrimonio non seguono il defunto, quando la sua salma esce dalla sua casa; i familiari e gli amici, dopo averlo calato nella tomba, si allontanano, ma con lui restano le sue buone azioni.

 

E a questo punto cade a proposito ricordare l’importanza della virgola nello scrivere, dato che dalla sua posizione può dipendere un significato essenziale. Un esempio calzante al tema è quell’endecasillabo dei Sepolcri, un’opera di Ugo Foscolo, personaggio della letteratura italiana dell’ 800. Vi si legge:


Sol chi non lascia eredità d’affetti
poca gioia ha nell’urna


Il posizionamento della virgola nel testo indica la filosofia di vita del “virgolatore”.


Materialista:
sol chi non lascia eredità,
d’affetti poca gioia ha nell’urna


Idealista:
sol chi non lascia eredità d’affetti,
poca gioia ha nell’urna.


Nel Sublime Corano, Allàh** ha indicato non solo l’identità di coloro che hanno titolo a succedere al defunto che lascia un patrimonio, ma anche le relative spettanze, sicché la successione ereditaria avviene secondo la distribuzione fatta da Allàh.

 

Il lettore del Quaderno non deve fermarsi al primo interrogativo, ma deve andare avanti e nel corso della lettura troverà, se Allàh vuole la risposta all’interrogativo.

 

La materia è ostica; il testo, quindi, dovrà essere letto, riletto e studiato e, possibilmente, memorizzato in modo da poter avere una panoramica della materia, una visione organica della successione, dato che a tutti può capitare di trovarsi in una delle posizioni di successore presentate nel testo.
 

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